Attentato con autobomba in Egitto è un avvertimento: Italia nel mirino

ultimo aggiornamento: 12/07/2015 ore 07:15

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Attentato con autobomba Egitto è avvertimento italia

Attentato con autobomba in Egitto: l’obiettivo non era uccidere molte persone, ma lanciare un messaggio all’occidente e all’Italia: il terrorismo sta arrivando”.
E’ quanto sottolinea ad Asianews padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, dopo la violenta esplosione che, a causa di una bomba posta in un’auto parcheggiata, sabato mattina ha colpito e danneggiato in modo grave il consolato italiano al Cairo. Il sacerdote egiziano è convinto si tratti di “un attentato terroristico: non potrebbe essere altro. Inoltre, gli autori del gesto hanno voluto mostrare che il governo egiziano è debole e non è in grado di proteggere gli stranieri sul suo territorio, a partire dalle ambasciate e i consolati”.

L’attentato con autobomba in Egitto è un avvertimento all’Italia, solido alleato del Cairo e – nel contempo – un attacco al presidente egiziano Al Sisi, impegnato a reprimere forti spinte islamiste in patria.
Leggono così fonti di intelligence l’attentato di sabato mattina davanti al consolato italiano nella capitale egiziana.


Si stringono, intanto, le maglie della sicurezza sui possibili obiettivi italiani in Egitto (sedi diplomatiche, culturali, economiche, turistiche).
Uomini dell’Aise sono al lavoro, in collaborazione con i servizi segreti egiziani, per risalire alla matrice della bomba davanti al consolato.

Sembra indubbio che nel mirino ci fosse proprio l’edificio ‘italiano’. La rivendicazione dell’Isis era attesa, anche se al momento non ci sono conferme sulla sua attendibilità. Solitamente, tuttavia, le azioni firmate dall’Islamic State sono più eclatanti e sanguinose, mentre l’ordigno fatto esplodere all’alba al Cairo – pur avendo fatto una vittima – parrebbe avere più le caratteristiche di un’azione dimostrativa.

Occorre in ogni caso considerare che nella galassia islamista egiziana ci sono state diverse adesioni al ‘fortunato’ brand del Califfato.
Il messaggio è duplice.
L’Italia è un obiettivo delle fazioni jihadiste locali in quanto parte della coalizione internazionale che combatte l’Isis in Siria ed Iraq, nonché in qualità di alleato del regime egiziano che ha rovesciato il presidente eletto Mohamed Morsi. Dall’altra, un nuovo attentato nel pieno centro della Capitale – che arriva solo poche settimane dopo l’assassinio del procuratore generale Hisham Barakat con le stesse modalità, un ordigno fatto detonare a distanza al passaggio dell’auto del magistrato – vuole dimostrare che il presidente egiziano non ha il controllo della sicurezza del Paese.


Forti sono, in Egitto, i fermenti anti Al Sisi da parte della Fratellanza Musulmana e dei gruppi jihadisti, alcuni dei quali hanno aderito all’Islamic State.
Il Nord del Sinai, pochi giorni fa, è stato teatro di durissimi scontri con le forze governative che hanno lasciato sul campo centinaia di morti. E, sullo sfondo, c’è il difficile dossier Libia.
Roma e Cairo sostengono fortemente il governo di Tobruk, contrastato da quello autoproclamato di Tripoli e dalle altre milizie islamiste che imperversano nel Paese.

La guardia è stata innalzata non solo sugli interessi nazionali in Egitto, ma anche in Italia.
Proprio ieri al Viminale il ministro dell’Interno, Angelino Alfano ha presieduto una riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza che ha confermato la necessità di “tenere alto il livello di attenzione” contro il rischio di attentati terroristici.

12/07/2015

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