Arrestato Giampietro Manenti, presidente del Parma, stava hackerando le banche

ultimo aggiornamento: 22/03/2015 ore 07:19

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Arrestato Giampietro Manenti, presidente del Parma

Arrestato Giampietro Manenti, presidente del Parma: la notizia coglie di sorpresa i tifosi, pur preparati già al peggio. L’ordinanza del Gip di Roma che l’ha fatto arrestare su richiesta della Procura non lascia spazio ad interpretazioni.
Giampietro Manenti, 45/enne imprenditore brianzolo, secondo l’accusa, si era rivolto a un gruppo criminale specializzato in frodi informatiche alle banche per rimediare qualche milione, pagare gli stipendi ai giocatori ed evitare il fallimento (domani l’udienza sulla richiesta della procura emiliana).
Manenti, prelevato nella sua casa di Limbiate (Monza) dalla Guardia di Finanza si trova ora nel carcere milanese di Opera, accusato di reimpiego illecito di capitali.

Secondo gli investigatori della finanza non è ancora metà febbraio quando Manenti contatta Angelo Augelli, milanese di 57 anni, intercettato dal Nucleo Tributario di Roma perchè ai vertici di un pericoloso gruppo di hacker e faccendieri. La banda gli promette 4,5 milioni – dietro compenso di centinaia di migliaia di euro – attraverso lo ‘scarico’ di carte di credito clonate sul Pos del Parma Calcio.
Il tentativo non riesce per motivi tecnici, nonostante le prove compiute da Augelli allo stadio Tardini.


Il faccendiere e Manenti non si arrendono – il tempo stringe per il neo patron – e pensano a trasferire fondi estero su estero o ad usare delle fondazioni. A questo punto la Finanza li arresta. “Ottimo dai, praticamente ce lo ricompriamo noi il Parma”, diceva Augelli al telefono al ‘socio’ Adelio Zangrandi. Volevano il club in disgrazia per riciclare e far fruttare capitali illeciti rastrellati con le frodi informatiche ai danni di banche estere, la specialità del gruppo. Che si avvaleva di un manipolo di hacker: in tutto gli arresti sono 17. Già protagonisti di trasferimenti di fondi per decine di milioni da una banca svizzera, l’Ubs, su conti di società in Spagna o fondazioni benefiche in Brasile. Alcuni falliti in extremis.

I pm romani parlano di “assedio alle banche”. Tanto da spingere la Finanza a un’indagine lampo per fermarli. Assieme al gruppo criminale la Direzione antimafia e il pool reati finanziari di Roma – con i procuratori Michele Prestipino e Nello Rossi – hanno scoperto anche una distrazione da oltre 20 milioni di fondi pubblici. Stornati da un conto per interventi straordinari nella città di Palermo alimentato dal Ministero dell’Economia (Mef) e finiti nelle tasche del liquidatore della stessa Gestione Fuori Bilancio, di un funzionario della Ragioneria di Stato, del fratello di questi e di altri due colleghi, tutti arrestati. Dovevano controllare il liquidatore e invece si arricchivano.

I funzionari sono Domenico Mastroianni, in pensione da novembre dalla Ragioneria, ma presidente dei revisori dei conti di Coni Servizi; inoltre Maurizio Persico e Giuseppe Cavalluzzo. “Neanche un euro è stato impiegato per le finalità istituzionali”, ha detto il procuratore Prestipino. La direzione della Ragioneria, dicono fonti del Mef, “da tempo aveva avviato procedure di controllo interne, anche con atti di diffida – i primi a giugno 2014 – al commissario liquidatore attraverso l’avvocatura dello Stato” per acquisire documentazione sulla gestione commissariale. Sono state inoltre avviate “più di recente anche azioni ispettive”


19/03/2015

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