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ant man film di giovanni natoli

“Piccolo è bello”; a questa legge sembra adeguarsi il nuovissimo “prodotto” Marvel dedicato al “super”eroe Ant Man.
Benché nato nel 1962 il fumetto è poco noto nel nostro paese e non ha superato la barriera degli adepti del culto di Stan Lee.
Riuscirà il film di Peyton Reed ad allargare la schiera di lettori di questo minisupereroe, figlio di tutta una schiera di padri miniaturizzati al cinema?
Visto il godibile risultato della pellicola vien lecito immaginare di sì.

Finalmente, dopo tanti ampollosi, contorti, finto complessi titoli della serie Marvel; dopo il tedioso Avengers n.2; in concomitanza con il reboot dei Fantastici 4 (con una Torcia inspiegabilmente interpretata da un attore nero!) con l’uscita di “Ant man” nelle sale, i film dei “supereroi con superproblemi” riacquista vitalità e mantiene il godimento promesso agli spettatori.

Intendiamoci: nemmeno questa pellicola sfugge alle leggi Marvel per cui siamo di fronte a supertelefilm, che, in barba al cinema come “arte” o “evento unico”, son già programmanti per i numeri 2 e 3 etc…; che prevedono una ricattevole logica di obbligo per lo spettatore di ritornare in sala per vedere i sempre deludenti seguiti (ad eccezione di Spiderman 2, superiore al primo) che, una volta esaurita la freschezza del capostipite, si attorcigliano in ripetizioni, secche di sceneggiatura, proporzioni da lunghe parti di raccordo che paiono non aver fine.

Perché “Ant Man” risulta essere una piuttosto felice scelta “mercantile”?
La storia, letta su carta, non promette nulla di nuovo; si recupera un uomo con problemi, lo si addestra a diventare un supereroe e lo si lancia in una missione rischiosissima.

Nell’impianto banale della storia “Ant Man” si distingue per brio, freschezza, soprattutto non scade nella parodia che sarebbe facile visto che si tratta di un supernanetto che comanda eserciti di formiche. Eppure “Ant Man” non ha un tempo morto che sia uno e soprattutto evita in buona parte la caduta che nei film Marvel avviene alla resa dei conti in cui il redde rationem non vale l’attesa del prolog.

“Ant man” racconta la storia di Scott (Paul Rudd), ex ingegnere elettronico, un agilissimo ladro/Robin Hood, che ha finito di scontare una pena per una colossale truffa …

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