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Recensione della prof. Rita Mascialino, presidente del premio Franz Kafka 2019.

Il racconto lungo di Andreina Corso ‘Storia epistolare: un vecchio e un bambino’ (Roma RM: Sovera Multimedia 2012) si compone di lettere scambiate tra un anziano che vive in un ospizio e un bambino che frequenta le Suole Elementari, nonché di dialoghi tra la madre e il figliolo a proposito della non comune amicizia tra un bimbo e un vecchio che la donna vorrebbe evitare perché non consona dato il grande divario generazionale.
L’Autrice mette in evidenza l’utilità di una relazione tra giovani e vecchi come scambio tra due personalità che si sono diversificate nel tempo: da un parte l’energia della gioventù con inevitabilmente scarsa esperienza di comprensione, dall’altra profonda comprensione del mondo con scarsa energia vitale, due situazioni esistenziali che Andreina Corso vorrebbe stessero in relazione reciproca positivamente per entrambi. Non si tratta di una relazione di assistenza o solo di assistenza verso chi ha meno energie rispetto a quante ne aveva in gioventù, bensì si tratta in primo luogo di una relazione tra due diversi livelli di intelligenza.

Viene in questo racconto messo in evidenza dalla Corso come una cosa sia il predicare valori e altra sia la loro realizzazione nella pratica. La Scuola predica la tolleranza, l’accettazione del diverso, poi nella realtà dei fatti la società, in particolare i figli o i nipoti rinchiudono i vecchi negli ospizi così che aspettino lì l’ora della morte senza disturbare i più giovani, ciò che basta da solo per rivelare quanto sia facile predicare bene e razzolare male, insegnare falsi valori, menzogne.

Una riflessione in aggiunta sulla scia di quanto esplicitato nel libro di Andreina Corso: rinchiudendo i vecchi fuori dalla portata dei giovani come fossero campioni senza valore, si facilita anche la loro soppressione – le cose inutili si buttano via, così pure le persone ormai inutili si buttano via, si uccidono, come mostra non di rado la società attuale impostata sull’utilità e inutilità delle persone da un punto di vista materialistico, sul loro valore o non valore utilitaristico.

Certo non tutti i giovani uccidono i vecchi, ma sono ormai già troppi coloro che lo fanno come fosse un atto qualsiasi e il libro della Corso, enfatizzando l’utilità degli anziani e la necessità di una relazione di scambi proficui tra i due livelli di intelligenza e di energia della gioventù e della vecchiaia, si pone contro corrente e spezza la sua lancia a favore di una società che deve diventare diversa se non vuole regredire a livelli bestialmente animaleschi.

Per altro, aggiungiamo, anche le donne subiscono una medesima sorte. Non sono rinchiuse da giovani nei ricoveri, ma vengono uccise con tutta naturalezza, in quanto considerate dalla società a reazione maschile – al di là di ogni apparenza contraria – come strumenti che quando non funzionali per qualche motivo vengono buttati via, eliminati.

Interessante è il fatto che il rapporto fra i due soggetti avvenga quasi esclusivamente attraverso la scrittura, un canale che evita l’incontro in carne ed ossa e che va dritto all’interiorità, come in un diario di entrambe le persone. Un rapporto dunque che si svolge senza alcuna distrazione possibile.

Un libro, questo di Andreina Corso, che mostra le incongruenze della società attuale, forse peggiore per qualche aspetto di quella del passato in merito, e gli svantaggi non di poco conto di un non utilizzo del diverso, del vecchio in quanto diverso: perdita di contributo di intelligenze, di esperienza, di valori morali che possono essere migliori sempre in concomitanza con una maggiore saggezza che si instaura al meglio proprio in unione ad una minore energia, ciò che in una crisi generale della società umana – della civiltà umana? – non può che essere di aiuto.

Rita Mascialino

Accademia Italiana
per l’Analisi del Significato del Linguaggio
‘MEQRIMA’
PREMIO LETTERARIO NAZIONALE
‘FRANZ KAFKA ITALIA®’
IX Edizione 2019
SECONDO PREMIO
(Sezione Racconti)
Storia epistolare:
un vecchio e un bambino
di
Andreina Corso
Motivazione critica
“Il racconto lungo di Andreina Corso Storia epistolare: un vecchio e un bambino (Roma RM: L’Erudita di Giulio Perrone Editore: 2017) tratta il rapporto tra un vecchio che vive in un ospizio e un bambino che vive con la madre presentandolo molto positivamente per entrambe le generazioni. In uno stile semplice che ricorda quello proprio del diario l’Autrice evidenzia come sia necessaria alla migliore funzionalità sociale la comunicazione fra le due opposte età dell’uomo, questo al di là di pregiudizi e di egoismi che considerino tale relazione come inutile o dannosa. La struttura epistolare epistolare risulta molto efficace per un contatto libero e profondo, diretto, tra le due interiorità, del vecchio e del bambino.”

Rita Mascialino

Andreina Corso vince il Premio Letterario Nazionale 'Franz Kafka Italia' con "Un vecchio e un bambino"

Riproduzione Riservata.

 

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