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in questo film che a tratti ha una (voluta?) “piattezza” televisiva.

Lei è bellissima e sofisticata, una ragazza perfetta in tutti i sensi. Oltretutto è la protagonista di un celebre fumetto ideato dagli odiosi genitori che si chiama proprio come lei, Amy. Lui, Nick, è un self made man con un’aria più “rustica”. Sia lui che lei son nel mondo della scrittura, son benestanti, sofisticati, snob e invidiati.
La sparizione di lei, avvenuta durante il periodo di recessione nel 2012 è il movente di una trama complessa e ricca di sorprese e bruschi scarti, ardua da riassumere, soprattutto sono impossibili da evitare gli spoiler di un film circolare e a scatole cinesi.

In mezzo a questa tortuosa vicenda, l’azione letale dei media, dalla tv ai selfie, che circondano gli inganni dei protagonisti in un inganno più grande di loro, manipolatorio a più livelli e da più soggetti. Tanto per fare un esempio un semplice selfie tra il protagonista e un’invadente ragazza diventano prove manipolatorie per una “verità” che si accetta in quanto messa in scena dai talk show, dai vari “Chi l’ha visto?” americani, dalle svariate Barbare d’Urso delle emittenti prima locali poi nazionali, con le quali il protagonista dovrà scendere a patti per trovare una soluzione che niente ha a che fare con i fatti veri e propri.

L’onda emotiva metterà in crisi e fornirà certezze fasulle a tutti i personaggi del film; compresa la poliziotta (Kim Dickens) che segue le indagini (accompagnata da un supponente aiuto poliziotto). Mistificazioni che si sommano a quelle di Amy, davvero diabolica nel perpetrare un piano di rivalsa verso il marito che definire patologico è dir poco e che personalmente mi fa catapultare la splendida Rosemund Pike nell’alveo delle bionde che “se solo Hitchock fosse stato vivo…”.

Estenuante, dicevo all’inizio di questo commento: in effetti molti spettatori in sala, a pellicola terminata, esprimevano un senso di spossatezza. Veramente “L’amore bugiardo” più di una volta sembra mettere a dura prova la pazienza dello spettatore; eppure, nonostante ciò, è difficile non aspettare l’ennesimo voltafaccia della vicenda che, a chi è appena appena attento alla realtà mediatica che ci circonda, non può lasciare indifferente. Fincher sembra ancora una volta un regista armato di certosina pazienza e alla ricerca di uno sviluppo “oggettivo” del suo punto di vista.

Pare non voglia farsi sfuggire niente per farci vedere come funzionano le cose. Così come in “Zodiac” si immedesima nel vignettista del S. Francisco Cronichle, ultima ruota del carro del quotidiano che ricerca la verità con la testardaggine del boy scout che era (e la ricerca della verità in “Zodiac” si rivelerà un fallimento e la rovina per molte vite), qui è un occhio acuto e impotente che con affanno non vuol perdere nessun dettaglio per metterci al corrente della nostra contemporaneità. Foto da smartphone, televisori che volteggiano in case, sale d’aspetto, aeroporti, come fantasmi che fan risuonare condanne e assoluzioni.

Lo stesso gesto di Affleck (coprirsi il mento con le mani per mostrarsi sincero) verrà da lui subdolamente usato per richiamare la moglie “in vita”. Persino le figure “innocenti” presenti nella storia (la sorella gemella di Nick, interpretata da Carrie Coon, la poliziotta) sono inglobate nel vortice della menzogna assisa a verità di questi nostri tempi di transizione in cui la possibilità di esser manipolati e il rifiuto della complessità sembrano trionfare. Nulla sfugge al vaglio dell’inganno, nulla sembra sfuggire al caparbio Fincher che, comunque, qua e là ci concede momenti fiammeggianti di gran risalto visivo.

Funzionale l’apporto del cast dove spicca l’affascinante Pike e dove Affleck se la cava, pur con qualche affanno, in maniera dignitosa. La colonna sonora è dell’ex Nine Inch Nails Trent Rezonor. Tra i produttori l’attrice Reese Witherspoon.

 
ASSOCIAZIONE LA VOCE DI VENEZIA 5X1000
 

“L’amore bugiardo – Gone girl” (2014, Gone Girl)
Regia: David Fincher
Con Rosamund Pike, Ben Affleck

Giovanni Natoli

Riproduzione vietata

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