Camicie colorate, lettera da uno scrittore per l’aggressione a Jacopo Molina

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Spesso mi sono chiesto nella mia vita quali fossero le ragioni lecite per la violenza. I telefilm americani m’indicano l’autodifesa, e per una volta mi trovano d’accordo.

Pensandoci e ripensandoci scopro che tutto il percorso che facciamo come uomini civilizzati serve per allontanare la violenza da noi stessi, dai nostri cari e dai nostri vicini.

Ieri sera, mentre stava tornando a casa un mio amico, e candidato sindaco di Venezia, Jacopo Molina è stato aggredito.

Un gruppo di giovani l’ha riconosciuto e, per motivi politici, l’ha offeso e sporcato con il colore.

Io ho la sfortuna, o la fortuna, di provenire dai Balcani. Da una grande città dove la violenza è, troppo spesso, una possibile strada o un fatto quotidiano. Non m’impressiona la violenza. Mi rende triste, questo sì, e con gli anni ho cominciato a guardare oltre la violenza in sè. Ragioni, quindi, cerco.

Perché l’aggressione a Jacopo Molina?

Tutte le risposte che mi sono dato sono allarmanti.
Jacopo Molina non è il mio candidato sindaco perché mi ha promesso qualcosa, non è il mio candidato perché è un vincente. Jacopo Molina non è il mio candidato perché è un mio amico e soprattutto Jacopo Molina non è il mio candidato perché proveniamo dallo stesso circolo.

Una ragione ha determinato la mia scelta e gli ha garantito il mio appoggio. Il suo pensiero sulla riqualifica degli spazi vuoti che la nostra città offre. Jacopo pensa a una riqualifica mirata a trasformare Venezia, Mestre e Marghera in un centro di produzione artistica. Rendere la città ricca di luoghi liberi dove i giovani possano lavorare, riunirsi e crescere insieme.

È questo il punto che più mi allarma. Jacopo, che è giovane, che si batte per garantire ai giovani la possibilità di lavoro e crescita e divertimento e autonomia, viene riconosciuto da dei giovani e viene aggredito.

La mia mente viene pervasa da ricordi di violenze passate, da letture di storia. L’aggressione è nata dalla disinformazione, quindi? Peggio… è nata dal distacco che si è creato tra le persone e la politica. Jacopo, preso di mira, non come persona che sta dietro i propri ideali, ma come membro di una casta, la casta dei politici.

Jacopo, però, non fa parte della casta, non è un raccomandato, non è un prodotto. Jacopo è un giovane uomo che ha il coraggio di mettersi in gioco e di esporre e portare avanti le proprie idee politiche nell’unico modo che reputo lecito e che sta alla base del processo democratico: semplice, pulito e onesto, dibattito.

Ieri, era il turno di Jacopo. Quando aggrediranno me, per le mie idee, per i miei capelli lunghi o solo perché sono straniero?

Spero che almeno uno di quelli che hanno spintonato Jacopo ieri sera legga queste righe e si renda conto che, ieri sera, poteva benissimo indossare una camicia nera.

Nikola Savic

Nota della Redazione
Nikola Savic è uno scrittore di origine serba che si è trasferito in Italia quando aveva 12 anni. Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Bologna, vive e lavora in provincia di Venezia con la moglie bulgara e la figlia, provetta ballerina. Tra i suoi scrittori preferiti, Charles Bukowski e Fëdor Dostoevskij.
Savic, iscritto al Circolo PD di Cannaregio, ha raggiunto la notorietà con il romanzo “Vita migliore” edito da Bompiani, vincitore del premio Masterpiece (RAI 3).

“Vita migliore”
Vita migliore racconta in prima persona le vicende di un adolescente, Deki, alle prese con la vita e con l’amore. Un romanzo di formazione che ci porta alla scoperta di paesaggi, storie e personaggi tra la Belgrado degli anni ’80 e Venezia.

[16/02/2015]

Riproduzione Riservata.

 

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