Voce del verbo Offendere. Modo indicativo, Seconda coniugazione, tempo presente

Racconto e cronaca di una offesa al mercato di Mestre, a pochi giorni dalla Pasqua.

Sono circa le 12.oo di venerdì di Pasqua. C’è la fila davanti a un banco di pesce, richieste convulse, venditori che non sanno bene che fare davanti a quell’immancabile ‘tocca a me’, che talvolta i numeri riescono ad ammansire. Il numero di successione in quel banco non c’è e meravigliano i clienti le parole che due donne si stanno rivolgendo, a voce alta, comprensibili a tutti,

Si tratta di due giovani donne, all’apparenza coetanee. Stanno litigando sulla precedenza, quando una dice all’altra: Tornatene a casa tua, non mi passi davanti.

L’altra, le dice che tocca a lei, che qui è a casa sua e che lavora nelle case degli altri, ma la contendente la interrompe, le dice che è l’unica cosa che possono fare “loro”, è pulire dove “noi sporchiamo”.

Si capisce subito che qui la spesa del pesce non c’entra. La donna straniera non si fa intimidire, insiste e dice che sì, loro qui a togliere la M. dalle case delle donne italiane e che pretende rispetto, ma l’altra non desiste e attizza il fuoco dicendo, “va bene così, solo quello dovete fare a casa nostra e se non vi va bene andatevene che ci fate un piacere…”.

C’è chi fa finta di non aver sentito, chi si guarda intorno disorientato, c’è una anziana signora che le invita a tranquillizzarsi, c’è un cane che abbaia senza perché. Il venditore di pesce, abituato forse a scene del genere, sorride, e dice ‘calma calma, è il vostro turno’.

A chi si riferisse è un mistero e qualcuno intanto, forse un burlone ha sentenziato “buona Pasqua di pace e d’amore”, senza ottenere ascolto.

Andreina Corso

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A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

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