Un pò di vento e Venezia diventa un cimitero di ombrelli: cosa si può fare?
Basta un po’ di vento in più, (e non necessariamente i recenti 54 km orari), per trasformare ogni angolo di Venezia in una discarica a cielo aperto di ombrelli rotti.

A Piazzale Roma in particolare i cestini dei rifiuti diventano quasi irriconoscibili, avvolti o sommersi da decine di ombrelli di ogni tipo accatastati, lasciando tra l’altro i legittimi proprietari privi di quell’indispensabile riparo, magari vendutogli illegalmente per strada (nonostante l’ ’”era Brugnaro…), oppure acquistato nel supermercato più vicino o sul banchetto in strada: non fa differenza. ombrelli rotti piazzale roma box nostra prof mozzato 300375

La rassegnazione del consumatore al consumismo e al “non reclamare per non fare brutta figura” secondo me sta facendo il male dell’Italia e delle future generazioni.
Eh si, perché tutti questi ombrelli finiranno immancabilmente in una discarica che potrà poi inquinare terreni e acque!

Il loro smaltimento poi costerà cifre salate, che pagheremo noi in bolletta, ancor più se ci viene, com’è ora, addebitato anche il costo dei rifiuti (e degli ombrelli rotti) prodotti dai “preziosi ed irrinunciabili” 30 milioni di turisti annui.

Tra i vari “mugugni” (mai seguiti da azioni concrete, come da tradizione veneziana), ho chiesto per curiosità pareri in giro: le soluzioni proposte sono per lo più: più cestini per i rifiuti…

Nessuno che si sia chiesto perché un ombrello, pagato anche 5 euro, per un po’ di vento debba durare 2 muniti, o qualcuno che gli sia passato per la testa di restituirlo al venditore chiedendo il rimborso della cifra pagata (sempreché abbia avuto, ovvero richiesto, lo scontrino…).

Mai sia fare una figura del genere! Meglio passeggiare tra le discariche piuttosto che far valere i propri diritti e dire basta all’usa e getta che produce tonnellate di spazzatura e decine di discariche.

Negli ombrelli, tra l’altro, non c’è affatto scritto “monouso” e “nemmeno usa e getta”, quindi se si rompono dopo 5 minuti, significa che non sono stati fatti “a regola d’arte” per avere una durata perlomeno decente.

Quindi, secondo il Codice del consumo (art. 129, 130 e successivi) potrebbero essere non “conformi”, poiché “non presentano la qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene”.
Ciò forse potrebbero dare anche diritto alla risoluzione del contratto (Art. 130, comma 7, e art. 131: diritto di regresso).

Diversamente, sarebbe comunque ora che i governi decidessero si attivare una garanzia vera e propria di almeno un anno anche per prodotti che, per prezzo, potremmo definire “minori”, e che ne garantisca un minimo di durata, robustezza, qualità, pena il rimborso, preferibilmente in contanti, al consumatore, ma non di certo “buoni per altri acquisti”.

Questo penso eviterebbe definitivamente che, non solo ombrelli, ma anche migliaia di prodotti (molti “made in China”, magari senza marchio CE e spesso con materiali tossici !) finiscano, dopo un uso talvolta brevissimo, quotidianamente in discariche inquinando così il mondo intero (ma forse il governo “piangerebbe” perché perderebbe continuamente altra IVA, spesso al 22%, per i mancati continui acquisti…!)

Nel mio primo ombrello, durato 10 anni, quando si ruppe una stecca, mia madre lo portò a riparare per poche lire dall’ombrellaio che c’era a Venezia a Sant’ Antonin, e poi mi durò altri 3 anni…

Questo ricordo forse a pochi interessa, ma credo insegni qualcosa: dobbiamo cambiare mentalità, invertire la rotta e pure la spirale del “compro, butto, e ricompro più moderno”, dobbiamo far valere i nostri diritti e non rassegnarsi al consumismo e al concetto, accettato come giustificativo, della “breve durata perché basso costo”.

Basterebbe una garanzia di sei mesi per lasciare fuori dall’Italia tonnellate di prodotti importati che ora finiscono in discarica dopo pochi giorni (o minuti…), e magari ciò consentirebbe pure di far rinascere qualche azienda in Italia che produca un “MADE IN ITALY” vero, di qualità, e soprattutto GARANTITO.

Penso sia sicuramente meglio pagare 10 euro un ombrello che dura 10 anni, piuttosto che pagare 3 euro… ad ogni temporale…

Il problema non dev’essere dove buttare i rifiuti, ma quello di abituarsi a produrne il minimo possibile!

Poi decidano i cittadini che futuro lasciare ai loro figli, purché non dimentichino che “chi è causa del suo mal, pianga sé stesso”…

Questo è il mio modesto pensiero.

Prof. Fabio Mozzatto – Venezia

(foto Mozzatto)

Un pò di vento e Venezia diventa un cimitero di ombrelli: cosa si può fare?

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Redazione
A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

2 persone hanno commentato questa notizia

  1. Una citta’ funziona bene se e’ amministrata e gestita con grande competenza, rigore e con interesse verso la citta’ stessa, la sua storia, il desiderio di renderla sempre piu’ bella e vivibile.
    Questo tipo di trattamento Venezia non lo ha mai ricevuto. E con “venezia” intendo tutta l’area, isola e terraferma.
    Faccio notare che, ad esempio, la soluzione ai mozziconi per terra sono multe-fantasma date da personale-fantasma; la soluzione ai borseggiatori sui bus e vaporetti sono dei simpatici cartelli che ti avvisano di ”stare molto attento”; la soluzione alla situazione schifosa che c’e’ in alcuni parchi pubblici sono dei cartelli per dirti ”pericolo aggressione”.

  2. E’ vero tutto quello che lei scrive.
    Esistono anche ombrelli però di ottima fattura, che non si rompono. Ovviamente costano di più.
    In realtà la gente non compra questi ultimi ma ne prende a poche lire dai vucumprà per un motivo fondamentale: L’OMBRELLO E’ L’OGGETTO CHE SI DIMENTICA E SI PERDE PIU’ FACILMENTE.

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