Migranti in rivolta a Cona. La polizia calma i dimostranti, ma fino a quando?

Nel suo armadietto al centro di accoglienza per richiedenti asilo, a Bagnoli (Padova), c’era il cellulare della donna che aveva denunciato di essere stata aggredita. Questa la prova chiave che ha dato una svolta alle indagini condotte dai carabinieri di Padova che hanno portato al fermo di un nigeriano di 27 anni, Jerry Ogboru.

Il giovane è stato fermato con l’accusa di essere il responsabile dell’aggressione a scopo sessuale nei confronti di una donna che stava facendo jogging nei dintorni del centro di accoglienza.

I carabinieri sono arrivati a lui dopo quattro giorni continui di pattugliamenti del territorio. L’uomo, ora in carcere, è accusato di tentata violenza sessuale e rapina.

Stando a quanto emerso dalle indagini, Ogboru, identificato a Siracusa nel luglio dello scorso anno dopo il suo arrivo in Italia, senza precedenti, potrebbe essere anche l’autore di una aggressione avvenuta lo scorso 9 febbraio ai danni di una ragazza di 21 anni. Nel suo armadietto, inoltre, c’era anche un secondo cellulare che per gli investigatori è proprio della giovane. Pare che l’uomo abbia il vizio di aggredire a scopo di violenza sessuale le donne per poi tenere il loro cellulare come ‘trofeo’.

La vicenda che ha portato al fermo del nigeriano risale a venerdì scorso quando intorno alle 20 una donna della zona, che stava facendo jogging nei pressi del centro di accoglienza di Bagnoli (Padova), è stata avvicinata ed aggredita da un uomo. La donna, una 41enne, e’ riuscita a divincolarsi e a raggiungere la strada principale dove ha fermato un’auto in transito e ha chiesto aiuto.

Le descrizioni fatte dalla donna sull’aggressore hanno portato a puntare l’attenzione sulle persone ospitate nel centro. Sul luogo dell’aggressione erano state ritrovate la bicicletta abbandonata dall’uomo e un cappellino perso nella fuga.

La Procura della Repubblica di Padova sul caso aveva aperto un’inchiesta per tentata violenza
sessuale. Determinante, però, per chiudere il cerchio delle indagini proprio il ritrovamento dei telefonini nell’armadietto del fermato.

All’interno c’erano stipati anche abiti simili a quelli indossati dall’aggressore e descritti dalle due donne.

L’episodio dell’aggressione aveva acceso gli animi nella popolazione e dato vita a manifestazioni di protesta nel territorio, con alcuni sindaci che si erano detti pronti alle ‘barricate’ e che erano scesi in piazza assieme ad alcuni cittadini per chiedere al governo di risolvere il problema del sovraffollamento del centro.

A meno di cinque chilometri di distanza dal centro di accoglienza di Bagnoli, che ospita oltre 850 richiedenti asilo in un Comune da 3.600 abitanti, si trova quello di Cona (Venezia) che ne ospita oltre mille in rapporto ai circa tremila residenti.

Dopo aver appreso del fermo del nigeriano il sindaco di Bagnoli, Roberto Milan, ha commentato: “lo Stato oltre che intervenire dopo, deve prevenire ed evitare fatti delinquenziali. Deve gestire molto meglio il fenomeno migrazioni. Principalmente chiudendo i ‘campi di concentramento’ dei migranti di Bagnoli e Cona”.


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A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

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