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Le cose non vanno, inutile coprirsi con il paraocchi. Non lo stanno facendo i tifosi, non deve farlo la dirigenza.

Qualche settimana fa, in un articolo ventilavo per l’Hellas Verona gli spettri dell’anno di Lega Pro con Remondina allenatore. Purtroppo dopo il pareggio di Vercelli, questi spettri stanno prendendo maggior sostanza. Un 1 a 1 totalmente inutile e raggiunto in extremis, dopo una delle peggiori prestazioni dei Gialloblu. A fine partita i giocatori hanno lamentato la poca vicinanza dei tifosi alla squadra. È la seconda volta che capita nel giro di poche partite.

Conoscendo il pubblico dell’Hellas Verona, che non ha mai fischiato e criticato la squadra in campo, nemmeno durante la disgraziata retrocessione dello scorso anno, i fischi dell’ultimo periodo sono strani.

Avvenuti addirittura in modo preventivo, alla lettura delle formazioni contro l’Ascoli. Con questa squadra e questo allenatore non si è creato un feeling, nonostante l’eccezionale prima parte di campionato. Era difficile infatti prevedere un calo del genere, nel gioco, nei risultati e nell’autostima. Questi giocatori infatti sembrano terrorizzati di vincere.

Il carattere non si compra al mercato, è qualcosa che si ha o non si ha e se non lo si ha, deve trasmetterlo l’allenatore. Non credo a chi dice che Fabio Pecchia non sia un duro, uno che nei commenti dei tifosi viene definito “mollo”. Solo perché non sbraita davanti ai microfoni della stampa, non significa che nello spogliatoio non sbatta le porte e prenda a pugni gli armadietti.

Il problema piuttosto è il suo essere “talebano” nel modulo e nell’impostazione della squadra.

Inutile insistere, questi giocatori non sono adatti al 433 e i risultati arrivano quando si hanno due punte vicine; vedi il goal Ganz con Cappelluzzo a fianco. Il grande allenatore comprende i limiti delle proprie idee e soprattutto adatta il gioco ai giocatori a disposizione!

Questa mania degli allenatori moderni di far giocare fuori ruolo, adattando l’attaccante esterno, terzino, la mezzapunta a centrocampo eccetera, è qualcosa di insopportabile. Ricordo le parole di un allenatore diventato leggenda proprio a Verona, uno che Arrigo Sacchi considera maestro, parlo di Osvaldo Bagnoli. Lui andava dal giocatore e gli chiedeva “Tu dove preferisci giocare?”. E in base alla risposta lo metteva in campo, il terzino deve fare il terzino, il mediano il mediano. È così difficile?

Continuando così, questa squadra non vedrà la serie A nemmeno con il binocolo. Certamente non direttamente e non ha la forza di affrontare i play-off, la forza caratteriale.

Di cambiare l’allenatore non se ne parla, la Società ha scommesso su Pecchia e difficilmente ammetterà il proprio errore con un esonero. Allora però, va difeso e riconfermato con una conferenza o si rischia di lasciarlo solo come già fatto a Gennaio. Quando tutti si rinforzavano e a Pecchia non sono stati presi giocatori utili davvero al suo gioco.

Mattia Cagalli


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Mattia Cagalli
Fin dalla prima ora tra i fondatori di questo Giornale, è giornalista, scrittore e regista cinematografico. Laureato in Scienze della Comunicazione, si occupa anche di calcio e del Verona, sue grandi passioni.

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