Sarah Chrisman una donna vittoriana nostra intervista

Sarah e Gabriel Chrisman vivono la loro vita come se fossero nell’800: cose tecnologiche il meno possibile e vestiti in stile Vittoriano.

Per raccontare a tutti la sua storia Sarah ha scritto un libro “Victorian Secrets – What a Corset Taught Me about the Past, the Present, and Myself”, inedito in Italia. Un’opera veramente interessante, scritta con uno stile veloce, scorrevole che fonde con perfetto equilibrio le avventure di Sarah, eroina simile a quelle di Jane Austen e o di Emile Zola, e le nozioni riguardanti il periodo Vittorio.

La Voce di Venezia l’ha intervistata per voi.

Sarah, se potessi reintrodurre un elemento dell’epoca Vittoriana nella nostra epoca, cosa sceglieresti?
Se potessi reintrodurre un elemento sarebbe sicuramente il grande ottimismo che permeava quell’epoca. In un numero della rivista per le donne del 1889, “Good Housekeeping” Mi sono imbattuta in un meraviglioso sentimento: “Un problema allontanato non sopravvive. Rifiutati di dimorare in ombra quando c’è tanto sole nel mondo.” Nel XIX secolo, la maggior parte delle persone ritenevano che il mondo fosse un bel posto, e che, concentrandosi su quella bontà – identificata come il sole – potevamo far andare le cose ancora meglio.
Ora (nel 21 ° secolo), troppe persone si concentrano solo sulle ombre. La gente moderna vede solo il male nel mondo e negli altri, preferirebbero lamentarsi nel buio piuttosto che aprire una finestra.
Invece se potessi reintrodurre un abito Vittoriano nei giorni nostri sarebbero i “pantalettes” (un tipo di mutande divise in due come brache). Sono molto più comode e igieniche delle moderne mutande perché permettono alla pelle più sensibile di respirare. Inoltre con queste andare nei bagni pubblici sarebbe molto più facile e veloce e la coda nei gabinetti femminili sarebbe molto più breve!

C’è qualche oggetto o vestito a cui tieni veramente tanto? A parte l’orologio di tua nonna…
Sono molto legata alla mia “chatelaine” (una sorta di catenella che veniva appesa attorno alla vita dove si appendeva tutto ciò che una donna avrebbe potuto aver bisogno durante la sua giornata: dal kit da cucito alle chiavi ndr.). Fanno parte di una vecchissima tradizione dove le padrone di case tenevano le chiavi importanti arrotolate in un fagotto attorno alla vita. Durante il 19esimo secolo, la tradizione si è evoluta in una specie di pinzetta da cui pendevano oggetti di uso per la casa. Il tipo di arnesi appesi variavano da donna a donna, quindi erano strumenti strettamente personali, tanto che molte volte erano decorati in maniera originale a significare il gusto e lo stile di chi li portava con sé. Guardando gli oggetti che pendevano dalla vita di una donna si poteva capire quali erano le cose essenziali per lei. La mia ha un block-notes con una penna decorato con orchidee, un paio di piccole forbici decorate a farle sembrare un pugnale uscito dalle favole e un puntaspilli a forma di libro. Mi ci è voluto più di un anno per trovare il “chatelaine” più adatto e gli utensili giusti a prezzi che potevo permettermi.

Qual’è stato il commento più strano o curioso che tu abbia mai ricevuto?
Ricevo qualsiasi tipo di reazione: dai commenti più dolci a quelli più acidi. Odio quando dei completi sconosciuti vogliono tastarmi la vita come se fossi una sorta di animale o una statua. La più strana reazione che ho ricevuto è iniziata così: una donna che non avevo mai visto in vita mia, ha iniziato ad indicarmi in un affollato café, lo ha attraversato tutto continuando a puntarmi il dito contro e poi ha iniziato a palpeggiarmi il busto. Alla fine è stata una cosa molto maleducata, ma sfortunatamente per me non era niente di nuovo, era già successo. La cosa più strana, però, è accaduta dopo che ho bloccato la sua mano e non le ho permesso di stringermi la vita. Solitamente a questo punto la gente mormora qualche insulto e vanno via, ma questa donna e suo marito hanno iniziato ad urlare che ero pazza, chiedendo al proprietario del café di sbattermi fuori… Tutto perché non avevo permesso ad una totale sconosciuta di palpeggiarmi! “Deve andarsene! Deve andarsene!” Il marito continuava ad urlare, muovendo le sue braccia e puntandomi ancora il dito contro la mia faccia e contro quella del proprietario del locale. Alla fine lo stesso proprietario ha chiesto loro di andarsene, non a me.
Un’esperienza come questa non è sicuramente piacevole, così di solito preferisco concentrarmi sugli incontri più cortesi. Capita che a volte della bambine piccole, che hanno magari da poco imparato a parlare, mi chiedano se sia una principessa. Mi piace rispondere loro: “No tesoro, ma lo sei tu!”. E’ molto più bello concentrarsi su ricordi come questo.

C’è un’altra epoca, oltre a quella Vittoriana, in cui vorresti vivere?
Come epoca, quella Vittoriana è sicuramente la mia preferita, ma ce ne sarebbero altre che mi piacerebbe rivivere per un breve periodo. Alcune persone sognano di vivere in Italia, magari poi passando un anno in Spagna, un mese in India e poi un periodo negli Stati Uniti. Se fosse possibile viaggiare nel tempo come ora si possono coprire grandi distanze, sarebbe grandioso poter vivere nell’epoca Vittoriana e poi fare una vacanza nell’antica Roma e nell’antica Grecia. Sarebbe meraviglioso scoprire le diverse dinamiche della Roma che fu il cuore pulsante del mondo civilizzato; e allo stesso modo sarebbe bellissimo vedere il Partenone quando il marmo era ancora fresco e Atene era appena nata. Mi piacerebbe fare anche una piccola escursione nell’Europa del 1490 per vedere come le persone hanno affrontato la nuova visione del mondo dopo la scoperta dell’America. Dato che questo è solo un sogno, vorrei aggiungere anche un piccolo viaggio nel futuro per una cosa: odontoiatria!

Qual è stata la cosa più difficile da cambiare nel tuo atteggiamento per indossare i corsetti o i vestiti?
E ‘stato difficile abituarmi a stare in piedi e a muovermi con una postura corretta. Una volta che ce l’ho fatta, però, il mio atteggiamento in generale è migliorato.

Pensi che le persone vengano giudicate di più per i propri abiti ora o nell’epoca Vittoriana?
Che fantastica domanda! Penso che l’ubiquità dell’industria di massa, “one-size-fits-all” (una taglia va bene per tutti ndr), ha portato le persone di oggi a giudicare gli altri dai loro abiti meno rispetto a quanto facevano i vittoriani, ma questo è emerso dopo una lotta per la libertà di espressione personale. Una donna vittoriana poteva giudicare un’altra donna dai vestiti, perché questi abiti avrebbero rispecchiato l’identità della persona che li indossava. Avrebbero dimostrato se aveva un sarto personale o si faceva gli abiti da sola, qual è era il suo gusto nello stile e che tipo di esigenze richiedevano le sue attività quotidiane. Ora quando molte persone indossano, virtualmente, la stessa moda che si può trovare nei centri commerciali, i vestiti diventano un indizio meno rilevante per capire di che pasta è fatta quel tipo di persona, è come se si indossasse una sorta di uniforme. Giudichiamo l’altro meno dagli abiti, ma vediamo anche meno della nostra bellezza individuale. Gli americani in special modo, perché qui i grandi magazzini e i centri commerciali sono molto popolari. Penso che gli europei consentono ed incoraggiano un po’ più di stile personale – e li applaudo per questo.

>>segue>>


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A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

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