Trattativa Stato – mafia di Sabina Guzzanti, da Venezia un pugno sullo stomaco all’Italia

ultima modifica: 29/10/2014 ore 06:39

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sabina guzzanti la trattativa venezia 71

Un momento di presunto revisionismo storico in cui l’effetto, voluto o meno, è quello di un pugno sullo stomaco. E alla fine quelli che.
Quelli che “sono tutte balle…”, quelli che “certo che se è vero…”, quelli che “in fondo si sapeva…dai…”.
Le conclusioni le lasciamo tirare individualmente ad ognuno di voi, ma il film andrebbe visto. Se ci arriverà ad ottobre nelle sale, visto che già ieri giravano voci su un possibile sequestro.


Sabina Guzzanti con il suo film a Venezia sulla presunta trattativa Stato – mafia ha ottenuto applausi convinti all’anteprima mattutina della Sala Darsena, e il fenomeno si è ripetuto alle proiezioni ufficiali della Sala Grande. Nel film viene raccontata un’altra verità, una verità scomoda che si basa sulle dichiarazioni di pentiti e su ricostruzioni di processi, usati come tasselli di un puzzle che alla fine completano un quadro inquietante: il Paese è governato da un potere occulto, trasversale, in cui interagiscono politica, alti quadri dei carabinieri, servizi segreti, massoneria e mafia, potere occulto alla luce del quale anche le stragi di Falcone e Borsellino vengono lette sotto altra angolatura.

Sabina Guzzanti definisce il suo film inattaccabile: «Ogni parola di questo film è stata controllata 1.676 volte. Tutto è stato verificato, non dobbiamo attendere la fine dei processi per parlarne e farci un’opinione come cittadini. È documentato che il presidente Napolitano abbia fatto pressioni alla Cassazione e a Pietro Grasso (all’epoca procuratore) per intervenire in favore di Nicola Mancino, che era indagato».


Questo film “inattaccabile” racconta di un Toto’ Riina non arrestato per una brillante operazione di indagine, ma bensì consegnato dal numero due di Cosa Nostra agli inquirenti perchè il boss voleva continuare con la strategia della tensione stragista a colpi di bombe, mentre il “patteggiamento” della sua destituzione ha offerto una linea più morbida producendo un accordo per la revisione del “41bis” (l’articolo sul carcere duro per i reati di mafia) come risulterebbe dal “Papello” agli atti.

Racconta la Guzzanti: «Il colonnello Mori dei Ros, forze speciali, va a parlare con il dc Vito Ciancimino, “il più mafioso tra i politici e il più politico tra i mafiosi”, per capire cosa voleva la Cupola: “Da lì è nata la trattativa” per far cessare le stragi». I mafiosi, visto che i vecchi partiti non erano più affidabili, avrebbero ottenuto garanzie al governo grazie al nuovo partito che stava nascendo: Forza Italia.

Se il film di Sabina Guzzanti peschi dalla realtà o dalla fantasia o da tutti e due lo lasciamo decidere a voi, noi possiamo solo confermare che quando si riaccendono le luci la sensazione è quella di un pugno sullo stomaco.

Paolo Pradolin

04/09/2014

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