Ragionamenti sul terremoto (1a parte)

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Ragionamenti sul terremoto (prima parte)

Come rendere antisismico il nostro paese e perché nessun governo ha attuato una politica capace di prevenire la devastazione dei terremoti? La domanda, in questo momento retorica allo stato delle cose, mette in evidenza alcuni aspetti che cerchiamo di delimitare, partendo da un semplice e minaccioso interrogativo:”Questo terremoto si poteva evitare?”

Una dichiarazione della Presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni ci informa che gli stessi paesi del centro nord distrutti dal terremoto, avevano già subito la stessa sorte nel 1639 e nel 1703, dopodiché si è costruito ugualmente e di più nelle stesse zone, pur conoscendone il rischio sismico.

Muroni pone la questione edilizia al centro delle cause e insiste affinché il Paese valuti seriamente la condizione del nostro patrimonio edilizio, la tenuta statica degli edifici, partendo proprio dagli ospedali e dalle scuole. Il Piano Nazionale per la prevenzione del rischio sismico, ha previsto, dopo il terremoto dell’Aquila del 2009, 965milioni di euro in 7 anni, l’1% scarso del bisogno reale per un intervento specifico e utile alla causa, che abbisognerebbe, secondo gli esperti, di circa cento miliardi di euro.

Già questo dato spiega il perché delle conseguenze. Inoltre è necessaria una regia capace di mettere insieme competenze, politica, responsabilità e progettazione condivisa fra cittadini, i diversi enti e la comunità scientifica, che tanto ha da dire sugli avvertimenti inascoltati. E obblighi al rispetto e alla prevenzione del rischio.

Pur essendoci un sistema di Protezione civile fra i più avanzati in Europa, non basta in assenza di un serio monitoraggio del territorio e la mancata messa in sicurezza degli edifici. Tenuta statica, si sente ripetere per compensare la speranza e allontanare la paura, mentre su questa negligenza istituzionale hanno perso la vita 240 persone, ha provocato tanti feriti e tante incognite.

Consola quel popolo della solidarietà che sempre si muove e si dà generosamente in queste circostanze, ma la sfida vera e propria la pretende la prevenzione, la ricostruzione responsabile, sperando che nessuno voglia speculare sulle macerie, che siano cacciati gli appaltatori disonesti e che possa partire una volontà riabilitativa di garanzia per i cittadini e per le loro case, che fino ad oggi non si è fatta viva.

(continua: seconda parte)

Andreina Corso | 25/08/2016 | (Photo d’archive) | [cod terremoto]

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