Per la gioia di noi ludomani (quasi) ludopatici sembra (anzi, lo scrivo maiuscolo che potrebbe portare bene: SEMBRA) che il mercato del gioco in Italia si avvii a un livello di vendite finalmente per lo meno “accettabile”.

Molti i fattori a dimostrarlo: il proliferare delle case editrici. Il proliferare degli autori, molti a livello eccellente. Il proliferare dei prodotti in uscita (molti – purtroppo – a livello NON eccellente…) e – non ultimo – il proliferare delle segnalazioni e delle menzioni ai premi non solo il Italia.

Prendiamo l’esempio più recente: premio Mensa in Germania, uno dei principali riconoscimenti a livello internazionale. Le nomination 2017 vedono su cinque prodotti due autori italiani e quattro su cinque giochi che hanno già editore e traduzione nel nostro paese. Bene, benissimo, anche perché il livello è decisamente alto.

Partiamo – come è ovvio che sia – dagli italiani per “onore di patria”, anche se – duole ammetterlo – l’altissimo livello concorrenziale dell’anno porta le possibilità di vittoria pari a quelle che aveva Francesca Michielin di vincere l’Eurofestival con una ballata “gnagna” in italiano…

Railroad Revolution di Marco Canetta e Stefania Niccolini (What’s your game? / Red Glove) railroad revolution gioco boxovviamente va in prima linea, sia per la qualità del prodotto sia perché potrebbe arrivare perfino a vincere in caso di “frammentazione” dei voti tra i colossi in gara.

Se i miei dodici lettori hanno la memoria a lungo termine, si ricorderanno che è il gioco che ho premiato con l’oscar con la motivazione più ovvia che ci possa essere: ci sono i treni. Punto.

Ma non è ovviamente solo questo: in Railroad Revolution l’ambientazione (ferrovie dell’America del diciannovesimo secolo) va di pari passo con la giocabilità (realizzare stazioni, ferrovie, linee telegrafiche per poi assumere lavoratori sempre più specializzati).

Non è un gioco facile, come è ovvio che sia date le caratteristiche degli autori, ma la rigiocabilità è altissima.

odyssey gioco boxOdyssey di Leo Colovini (Ares Games/ Devir Italia) pone invece più di un quesito (e in realtà si è chiesto l’autore stesso in pratica cosa ci faccia in questa lista… ).

Intanto, perché è un gioco datato in prima produzione 2015, e poi perché messo al confronto con gli altri, almeno a una prima lettura, potrebbe sfiguare. Dico, potrebbe. Perché poi ci si gioca e si ritrova il Colovini migliore, che con il passare degli anni (eh, sì, Leo, passano anche per te…) sembra quasi non sbagliare più un colpo, diversificando i generi ma non la qualità.

Odyssey: Wrath of Poseidon è un gioco asimmetrico con un giocatore nei panni di Poseidone e gli altri che provano a raggiungere l’isola sacra. La posizione effettiva dei giocatori sulla mappa di gioco è conosciuta solamente dal giocatore che interpreta la divinità, mentre gli altri devono riuscire a intuire dove si trovano sulla base di alcuni indizi raccolti.

Intuitivo, ma piacevole e vario, soprattutto per chi – come me – aveva amato prodotti come Scotland Yard.

Terraforming Mars di Jacob Fryxelius (Ghenos) è il vincitore annunciato, quello più atteso, terraforming mars gioco boxquello che era andato esaurito anche solo alle presentazioni senza acquisto, con code per la partita prova a Modena.

Ma è anche quello che – a livello di gioco – ha presentato dubbi: o piace (i voti sono altissimi) o proprio non va giù. Il che ne fa un gioco per intenditori, ma sicuramente da tenere in considerazione.

In Terraforming Mars il governo della Terra incarica i giocatori di viaggiare verso Marte per riuscire a trasformare il pianeta rosso in un luogo abitabile. All’inizio di ciascun turno si ottengono delle carte progetto che se realizzate contribuiranno a rendere Marte un luogo più ospitale. Le risorse serviranno poi per l’ossigeno, la temperatura e tutto quello che servirà per “terraformizzare” Marte. Complesso, pieno di cosucce interessanti e avvincente, ma di sicuro non per tutti.

great western trail gioco boxMa tanto, comunque, vince Great Western Trail di Alexander Pfister (Uplay). A Modena per provarlo era “gradita la prenotazione”, e i motivi appaiono chiari: è un gran gioco.

Partendo da una grafica accattivante fin dalla copertina, in Great Western Trail vi trasformerete in rancheros americani del 19esimo secolo (che è periodo evidentemente molto gradito) alle prese con il trasporto dei capi di bestiame dal Texas a Kansas City.

Per il maggior profitto, ovviamente, sarà obbligatorio portare i capi migliori e in perfette condizioni. Come? Ma con i treni, ovviamente! Evviva, ci sono le vacche e ci sono i treni!!!

Il gioco è impegnativo ma molto divertente, e le partite si susseguiranno senza sosta. Potrebbe diventare un vero e proprio classico.

Massimo Tonizzo

(nella foto: Leo Colovini)

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Massimo Tonizzo
Giornalista, esperto di giochi, organizzatore di fiere e eventi. E' presente in tutte le più importanti manifestazioni tematiche nazionali ed internazionali da cui invia reportage e recensioni.

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