Quando le Pietre ci Parlano, mostra di Emily Young a Venezia

ultima modifica: 18/06/2015 ore 04:23

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Alla destra della imponente facciata gotica della Chiesa della Madonna dell’Orto a Venezia, si apre una porticina che immette in un ampio chiostro gotico, che fu già parte della Chiesa in tempi storici, ora della Famiglia del Conte Sergio Gelmi di Caporiacco e Contessa Marina Gelmi di Caporiacco che lo mantengono in splendide condizioni ambientali, donandoci la possibilità di entrare per qualche ora in un tempo che sembra esserci sfuggito di mano per quanto la società odierna si mostri a volte indifferente alle nostre radici.
E’ in questo luogo, ondeggiante tra il sacro ed il profano, che si tiene l’imponente Personale di scultura dell’Artista inglese EMILY YOUNG, oggi tra i maggiori rappresentanti mondiali dell’Arte plastica iconografica, nei cui gangli si annida quella particolare tecnica del “ Non finito” che fu tanto cara al genio Michelangiolo nei suoi ultimi anni operativi.
E dunque, oltrepassata la soglia fisica di entrata al chiostro, sembra ci si chiuda alle spalle il tempo della tecnologia per entrare in un mondo ove ancora la fatica del lavoro accompagna il concetto creativo, al fine di dar vita ad opere d’Arte che vanno a far rivivere momenti vissuti dai grandi Autori del passato, al cui novero la Nostra appartiene per diritto ereditario.


Nell’ampio porticato che circonda il chiostro esterno, nella emily young venezia BOX1penombra causata dal riverbero del sole meridiano, ci appaiono come grandi reperti archeologici le opere della Young, le quali donano allo spettatore una insolita visione di “ricordi” affioranti nello spazio della nostra memoria riportandoci alla mente visioni di mitologiche figure uscite dalla penna dei cantori greci rievocanti storie di un passato che racchiude le radici delle nostre culture.
L’Artista mi viene presentata e mi ritrovo a pensare come la “forza” di “colpire” la pietra non appartenga sempre e soltanto a forzuti uomini dal fisico possente, ma più semplicemente debba essere collocata prima nella mente e poi nel braccio; infatti la signora Emily Young ha l’aspetto di una gentile signora la quale, in un delizioso e forbito italiano dall’accento inglese, mi dedica parte del suo tempo accompagnandomi lungo il percorso espositivo, facendo chiarezza dei molti “segreti” che ammantano il suo lavoro di scultrice.
Ciò che mi colpisce maggiormente è la ragione che la porta a fronteggiare il duro incontro con la pietra: Lei si dispone ad estrapolare dalla possanza del duro elemento la sostanza che la Terra ci offre, la ragione della nostra esistenza che il tempo ha racchiuso nel cuore delle rocce e che Lei sente di dover “liberare” per donarcela quale testimonianza della nostra dipendenza da Madre Natura e simbolo delle nostre radici. Non è dunque un caso che la maggior parte delle sculture presenti sia dedicata ognuna alla storia ed alla cultura etrusca, che Lei ben conosce trascorrendo da molti anni parte della sua vita in terra di Toscana. Tuttavia questo non è che un aspetto limitativo del suo lavoro, poichè l’interezza della sua produzione si specchia nella ragione della sopravvivenza dell’ambiente che ci circonda, quasi una missione che la colloca tra coloro che delle nostre origini da preservare ha fatto una precisa via da percorrere, vivendo la propria esistenza con una meta di spiritualità, la quale prescinde dall’appartenenza ad una religione piuttosto che ad un’altra, l’importante per questa Artista è dare voce ad una trascendenza priva di orpelli, ma ricca di sostanza animistica.

Toccando fisicamente con mano le opere ci si rende …


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