Patty Pravo compie gli anni: auguri Nicoletta
Patty Pravo… la nomini e l’altro sa chi è. Prerogativa per niente scontata che spetta a grandi fatti storici, a luoghi inconfondibili, a personaggi veramente celebri.
Patty Pravo è la “nostra” Nicoletta Strambelli, anche se bisogna ammettere in parte che Nemo propheta in patria vale anche per l’anagrafe veneziana.

Ha stropicciato i cuori di una generazione giovanissima con “Pazza Idea”, ma non sarebbe giusto qui tentare di ricordare i suoi successi. Basti dire che nella recente serata-evento al Teatro la Fenice di Venezia ha infilato circa due ore di canzoni note ed amate.

Interprete raffinata e sofisticata (impossibile dimenticare Les etrangers, cover di Merci bon Dieu del 1956), si presenta a Sanremo nel 1997 dove intona “La cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me”, scritta per lei da Vasco Rossi sulle musiche di Gaetano
Curreri.

“E dimmi che non vuoi morire” non fu completamente compresa (capita spesso a Sanremo): arrivò solo ottava, ma noi della sala stampa le assegnammo il Premio della Critica, e quella canzone, quelle parole, si attaccarono addosso alla Ragazza del Piper come un nuovo vestito, e da quel momento stettero a simboleggiare la capacità (che hanno avuto pochi altri grandi) di chiudere con una fase precedente (quella del “Pensiero Stupendo”) per aprire quella delle nuove sonorità e liriche surfando tra generazioni, mode e gusti.

Patty Pravo è un’icona, la sua immagine è stata amata o odiata, ma rappresenta la fiera indipendenza di genere di un credo laico per una donna. Esempio di una raison d’etre artista e persona. Simbolo di una vita composta di scelte compiute a sua immagine, vissuta masticandola con gusto, esplorandola in tutti i suoi anfratti, i più luminosi e più oscuri. Con gioia e con dolore, ma senza mai pentirsi e venirne a piangerne in tv o sui giornali.

“La cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me” è infatti diventato il titolo della sua biografia uscita lo scorso novembre, in cui scriveva “Sei vuoi essere libera devi pagare. Pago ma anche ricevo e tanto”.

Ribelle fin dall’infanzia, adolescente in quei “favolosi” anni Sessanta che cambiarono il mondo, la società, le relazioni interpersonali, il modo di vedere il sesso, lei, assetata di
esperienze, non si è lasciata sfuggire nulla. Ancora ragazzina lascia i tranquilli sestieri veneziani, i nonni che hanno fatto le veci dei genitori, per inseguire i suoi sogni.

Approda prima a Londra, ma è poi Roma ad accogliere le sue esuberanze, le sue trasgressioni, i suoi primi successi. Debutta in un celebre locale romano, e rimarrà sempre per tutti la ragazza del Piper, capigliatura biondo platino e stivaloni di vernice nera sopra il ginocchio. Cantava Ragazzo triste (il suo primo singolo, inciso nel 1966).

Dal Piper al successo internazionale il passo è breve. Basti dire che il successo di La Bambola (1968) fa il giro del mondo. Poi gli allori, la fama, ma anche i primi passi falsi, gli alti e i bassi.

Patty Pravo sembrava impegnata costantemente in una sfida con se stessa e con il mondo che la circondava, fatto che prospetta nuovamente analogie con altri temperamenti geniali della storia di ogni campo.

I suoi numeri sono incredibili: in oltre 50 anni di carriera ha venduto 110 milioni di dischi, ha vissuto in tutto il mondo, cantato in otto lingue, partecipato a nove festival di Sanremo, conquistato premi e riconoscimenti, sbancato in Cina, amato molti uomini, sposandone cinque (Gordon Faggetter nel 1968, Franco Baldieri nel ’72, Paul Jeffery nel ’76, Paul Martinez nel ’78 e John Edward Johnson nell’82, più il matrimonio in Scozia con rito non riconosciuto in Italia con Riccardo Fogli nel 1974).

Ha attratto artisti e musicisti come Leo Ferré, Vinicius de Moraes, Lucio Fontana, Tano Festa e Mario Schifano, con Mick Jagger con cui va a fare shopping in incognito e con Jimi Hendrix con cui passa una notte romana su una Cinquecento avvolta in una nuvola di fumo, oltre ai momenti di intimità con Frank Sinatra e David Bowie, o l’amicizia con Robert Plant.

Patty Pravo oggi, 9 aprile, compie gli anni. Non è bello chiedere l’età ad una signora, per cui qui diremo solo che è un compleanno particolare in quanto significativo.

Auguri Nicoletta Strambelli, come è registrata all’anagrafe di Venezia, dove è nata, e grazie per non aver mai smesso di essere te stessa: libera, unica, eccentrica, volitiva, provocante e provocatoria.

In una parola: una diva, una delle poche della musica italiana e soprattutto forse l’unica che dovremmo sentire davvero “nostra”.

Ah… se fossimo francesi.

Paolo Pradolin

patty pravo a lido di venezia archivio segreto foto pattypravowebcom 320480


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