Padova, tentato stupro su donna che fa joggin'. Sospetti su 'ospite' del centro migranti

E’ spuntato dal nulla. Ha afferrato al collo la giovane donna da dietro. L’incubo peggiore di una donna sola. Siamo a Padova, a Bagnoli di Sopra.
L’aggressore l’ha picchiata, percossa a pugni, presa per i capelli mentre lei cercava disperatamente di difendersi, di liberarsi da quella minaccia che in un lampo la sua mente aveva già identificato.

Lei si chiama Tamara, stava facendo footing in una strada percorsa decine di volte, poi racconterà: “Mi ha picchiato, trascinato per alcuni metri. Ho lottato come potevo per difendermi, sono riuscita a liberarmi e a scappare. Ho fermato una macchina che stava arrivando proprio in quel momento. Al volante c’era una donna, mi ha detto ‘sali’ e mi ha accompagnato a casa, dai miei genitori. Quando sono entrata in casa, piangevamo tutte e due».

Tamara è stata dimessa dall’ospedale venerdì sera, hanno dovuto sollevarla per accompagnarla fuori dall’auto, non camminava ancora. Le botte, i dolori e quella costola rotta che sarà guaribile in un mese. Ora riposa, protetta dalla sua famiglia. Chissà se torneranno i momenti spensierati in cui indossava le scarpe da jogging e correva la stessa pista ciclabile, a poche centinaia di metri da casa, dove è stata aggredita. Perché ora è il momento delle domande e – possibilmente – delle risposte.

Sabato mattina, nella casa dove Tamara vive, è arrivato il prefetto di Padova Renato Franceschelli, sollecitato dal sindaco di Bagnoli, Roberto Milan («Vadano ora loro a scusarsi per quello che le è capitato». Il prefetto ha assicurato che sarà fatto di tutto per individuare il responsabile. “Ma come faranno se proprio venerdì mattina alla base di San Siro ne sono arrivati altri 60?” commenta il padre della donna.

Ed è proprio l’ex base militare di San Siro, dove dal novembre del 2015 sono ospitati circa 800 profughi, ad essere maggiormente sotto accusa. In questi dintorni venerdì pomeriggio correva Tamara, 40 anni, di Bagnoli di Sopra, in questa strada circondata da campi e costeggiata da una pista ciclabile. Aggredita, sorpresa alle spalle da uno straniero. L’ha trascinata per qualche metro, picchiata, ha provato a violentarla. Nessuno nei dintorni che sentisse le urla. Alla fine Tamara reagisce con la forza della disperazione e riesce a scappare. Poi l’accompagneranno all’ospedale a Schiavonia, dove faranno una diagnosi di una costola rotta, di un trauma cranico e di una prognosi di un mese.

I carabinieri hanno poi battuto la zona, coordinati dal colonnello Stefano Iasson, in lungo e in largo. Il malvivente è ovviamente scomparso ma sono stati rinvenuti la bicicletta e il cappello dello straniero.

Il responsabile dell’aggressione si potrà individuare con precisione con l’esame del Dna che il pm disporrà nei prossimi giorni sul cappellino e sulla bicicletta. E si indaga mentre, il giorno dopo a Bagnoli, circa 3 mila abitanti e 800 profughi, il clima è teso. «Sono sfrontati, arroganti, maleducati, i bambini li vedono in atteggiamenti osceni in mezzo alla strada. Non si può più andare avanti così» commenta un residente.

«Siamo stati abbandonati dal governo – ha dichiarato al Corriere il sindaco Roberto Milan – . Ho sempre difeso la politica dell’accoglienza, ma non in questo modo. Non so più neanche io quante volte ho chiesto l’intervento della prefettura, lamentando la crescita di episodi spiacevoli. Mi dicono che aumenteranno i carabinieri e la polizia. Io però non voglio dover fare una passeggiata con un militare armato al mio fianco. Non è giusto».

Paolo Pradolin

(foto di repertorio)


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