| Fucina d’idee di giovani menti creative; avanguardia del futuro urbano e territoriale. Questo e non solo, ha rappresentato la Biennale di Venezia. Qui anche dettagli ed immagini, per non dimenticare. Un’esposizione eterogenea, policroma, tra materiale e teorico, progetto e prototipo, quella conclusasi il 21 novembre: la 12° Mostra Internazionale di Architettura 2010, organizzata dalla Biennale di Venezia, che ha sorpreso e stupito i suoi visitatori presso i Giardini e l’Arsenale di Venezia. “People meet in Architecture” era il titolo di questa grandiosa manifestazione, affidata quest’anno all’arch. Kazuyo Sejima, prima donna nella storia chiamata a dirigere la biennale che, per volontà di quest’ultima, ha privilegiato i luoghi fluidi, l’assenza di gerarchie, quel senso di comunità sempre meno presente ormai nei nuovi abitati. |
| Forse perché parte di questo era interdetto alla visita per problemi tecnici; forse perché i progetti erano esposti dentro teche con poche spiegazioni ed elementi di rilievo a contorno. Sarà così forse, ma i contenuti, di certo, c'erano tutti. Una carpetta ed un cd a corredo, per fortuna. Quanto basta per una storia ed un presente urbano da leggere ed apprezzare. Proposte danesi che espongono il loro concetto di qualità della vita, attraverso le architetture che rendono vivibile la città, esplorando i differenti aspetti del proprio modello di sviluppo urbano sostenibile. |
| Padiglione Cina. Il padiglione cinese, come sempre, non ha disatteso le aspettative.Here for a Chinese Appointment è il titolo scelto per una mostra che si dislocava dentro e fuori al proprio padiglione, curato da Tang Keyang, dove appuntamento ed incontro erano i concetti cardine delle istallazioni. |
| Padiglione USA [08/12] Sono giovani progettisti, quelli chiamati a ridisegnare le città statunitensi del futuro, per dotarle anche di coperture verdi e coltivazioni in aree urbane, perché siano sempre più sostenibili ed autosufficienti.Una voglia di rinnovamento urbanistico/architettonico che è un po’ il riflesso di quello politico, che si esplica ed amplifica con progetti innovativi nel concetto, nella forma, nei materiali. |
| Padiglione Belgio [25/11] Materiali di “penultima generazione”, figli dell’era industriale e della più tarda epoca del consumismo: materiali sintetici, plastica termoindurente, eternit, acciaio anodizzato ed altri simili, sembravano avere durata illimitata, ma così, ovviamente, non poteva essere. Anch’essi soggetti all’usura, manifestano i segni del tempo e tracce di cedimento. Questo è quanto propone il Padiglione del Belgio. |
| Padiglione Finlandia Discreto, accogliente, piccolo, ma "caldo". Questa la sensazione che suscita nel visitatore il Padiglione Finlandia, progetto dell'insigne Alvar Aalto, dai colori forti, netti e compatti, che di certo seduce ogni passante. Unica sala espositiva dalle dimensioni ridotte, che accoglie un discreto numero di edifici scolastici che si sono distinti nel Paese per qualità. |
| Padiglione Giappone Due architetti, Yoshiharu Tsukamoto e Ryue Nishizawa, sono i curatori del padiglione giapponese. Due nomi, due modi di interpretare il costruito ed il costruibile, ed un titolo, Tokyo Metabolizing, scelto anche per celebrare i 50 anni dalla nascita di un movimento architettonico - quello “metabolista” - nato negli anni ’60 e che da allora ha condizionato il panorama architettonico di questo Paese. |
| Padiglione Italia. Titolo tutto al contrario, quello che svetta imperante all’ingresso del padiglione italiano all’Arsenale di Venezia.Organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con il PaBAAC ed a firma dell’arch. Luca Molinari, "Ailati. Riflessi Dal Futuro " è il tema prescelto quest’anno, in risposta ad una crisi che coinvolge il Paese e la sua Architettura; riflesso dell’ "Italia" allo specchio, per un modo alternativo di leggere l’architettura contemporanea, attraverso i differenti e complessi fenomeni che l’attraversano; per “catturare i riflessi” della realtà; per guardare al recente passato, presente e futuro dell’architettura, attraverso un sistema espositivo elaborato dagli studi Salottobuono e Francesco Librizzi. |