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News - Categoria 'Approfondimenti. Di Enzo Pedrocco'

[31/08] Parlare tanto, troppo e fare poco, anzi niente pare essere, ahinoi, il malvezzo comune un po’ a tutte le amministrazioni avvicendatisi in questi ultimi anni alla guida della città.

Le arzigogolate, interminabili e sterili discussioni intorno ai mali di Venezia, e ai rimedi necessari, continuano infatti a fare aggio, anche con l’attuale amministrazione, non solo sul dar corso alle decisioni già prese, ma anche sulla necessità, spesso impellente, di prenderne delle nuove.

«Se Auschwitz non ha guarito il mondo dall’antisemitismo, cosa potrà guarirlo?» (Elie Wiesel, premio Nobel per la pace e sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti)

[03/08] Ha scritto non molto tempo addietro Sergio Harari sul “Corriere della sera” che l’antisemitismo non è solo quello di Auschwitz , delle leggi razziali del 1938, della Shoah e del negazionismo, ma è anche quello che sperimentiamo nella vita di tutti i giorni. Aggiungendo, fra l’altro, che mai come in quest’ultimo anno gli sia capitato di sentirsi a disagio per battute e frasi idiote pronunciate con assoluta normalità, come se non si stesse dicendo nulla di male, né tantomeno qualcosa di razzista.

Gli è infatti - anche se, nell’attuale clima culturale favorevole come non mai alla multietnicità e al multiculturalismo, si stenterebbe a crederlo - che l’antisemitismo sta inopinatamente tornando a riempire la nostra quotidianità un po’ ovunque nel nostro Paese. E Venezia, sotto questo profilo, non fa di certo eccezione.

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[19/06] A dispetto di taluni incorreggibili sognatori che non esiterebbero, posto che fosse possibile, porla sotto una campana di vetro al fine di preservarla tale e quale è nei loro cuori, anche Venezia è soggetta a cambiare alla stregua, né più e né meno, di ciò che accade per tutte le cose di questo mondo.


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[17/06] In calce a molte mail che ricevo, contrassegnata da un piccolo logo raffigurante una foglia, trovo spesso la frase “Rispetta l'ambiente. Non stampare questa mail se non è necessario”: un invito, in altre parole, a non sprecare inutilmente carta e contribuire, così facendo, a salvaguardare il pianeta dalle nefaste deforestazioni in atto un po’ dovunque e soprattutto nella foresta amazzonica. Ed evitare inoltre, qualora la mail, una volta stampata ed esaurito il suo scopo, finisse come spesso avviene nel cestino, un eccessivo e superfluo accumulo di carta straccia difficile da smaltire o riciclare senza arrecare danno, in un modo o nell’altro, all’ambiente.


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Sul frontone della chiesa di San Francesco del Deserto, nella omonima isoletta della Laguna veneta, si può leggere una frase latina presente spesso, all’esterno o all’interno di esse, anche in numerose altre chiese di eremi religiosi sparsi un po’ in tutto il mondo : "O beata solitudo, o sola beatitudo" (che, tradotta letteralmente, significa “Beata solitudine, unica beatitudine”).

Sicuramente condivisibile sotto il profilo strettamente religioso, quantomeno da tutti quei religiosi e credenti che, per conseguire la pace interiore e avvicinarsi a Dio, ritengono che non vi sia  strada migliore che quella di una vita solitaria di meditazione e contemplazione, dalla prospettiva laica delle scienze sociali, e a giudicare dal quadro dell’attuale società da esse tracciato nelle loro analisi, tale sollecitazione alla solitudine appare invece tutt’altro che condivisibile e da prendersi senz’altro, per così dire, con le molle, se non da rigettare del tutto.


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[27/02] “Il Mondo”(1949-1966), il periodico diretto e fondato da Mario Pannunzio, fu per molti della mia generazione, non solo un prezioso e prestigioso organo di informazione scritto dal fior fiore degli intellettuali del tempo, italiani e non, ma anche una vera e propria scuola di un modo affatto nuovo, almeno per il nostro Paese, di fare giornalismo tramite la fotografia: chè i fotografi che vi collaboravano - dal mitico Cartier-Bresson, fondatore, insieme a Robert Capa e a David Seymour, della famosa Agenzia Magnum, a fotografi del calibro di Federico Patellani, Enzo Sellerio e altri - costituivano il meglio di ciò che altrove era stato definito, già da tempo, come “fotogiornalismo”.



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Città d’arte per antonomasia, dichiarata, non a caso, patrimonio dell’umanità. Universalmente nota inoltre per la sua bellezza unica e incomparabile, nonché per la particolarità e gradevolezza della sua vita “a misura d'uomo”.

Eppure Venezia, a dispetto di cotanta fama, paradossalmente e inopinatamente, quantomeno per certi versi, dà spesso e volentieri l'impressione di essere, non solo tutt’altro che bella, ma anche oltremodo invivibile a causa di taluni recenti fenomeni in cui l’anarchia, l’incultura e il cattivo gusto sembrano farla assolutamente da padroni. E ciò non soltanto, si badi bene, agli occhi dell’artista, dell’uomo di cultura o dell’intellettuale dalla spiccata sensibilità e dalla propensione, in virtù di essa, a storcere schifiltosamente il naso con una certa facilità, bensì anche agli occhi del cosiddetto “uomo della strada” dalla sensibilità in genere assai più modesta e affatto scevro da propensioni schifiltose di sorta.
Soltanto un cieco o chi è solito comportarsi alla stregua degli struzzi potrebbe, infatti, non rendersi conto del deterioramento in atto da tempo, e maggiormente in questi ultimi anni, relativamente al decoro e alla qualità di vita veneziani.


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Quotidianamente immortalata in tutte le salse da legioni di fotografi, professionisti e non, Venezia può dare l’impressione a tutta prima di essere un soggetto oltremodo facile da fotografare per chiunque disponga di un qualsivoglia apparecchio fotografico e sappia, bene o male, adoperarlo.  Ma, a ben riflettere, non è assolutamente così. Ciò, quantomeno, per tutti coloro i quali non vogliano limitarsi alle semplici foto-ricordo da mostrare in famiglia o agli amici, ma si propongano di andare ben oltre queste e ambire a delle foto autoriali proprie, originali e inedite, sia per il proprio piacere che per sottoporle al vaglio degli addetti ai lavori.


Essendo Venezia, com’è noto, un tema in cui si sono cimentati i più grandi fotografi del mondo, costoro dovranno perciò fare i conti anzitutto  con il rischio di scimmiottare, magari inconsapevolmente, le foto di qualcuno di tali grandi fotografi su cui nel corso degli anni, con ogni probabilità, si saranno spesso soffermati: non è  infatti un caso se non poche fotografie di Venezia oggi in circolazione, ancorché belle e tecnicamente ineccepibili, siano tuttavia tali da richiamare inequivocabilmente alla mente le fotografie di due grandi maestri della fotografia quali Fulvio Roiter e Gianni Berengo Gardin, cimentatisi a lungo, com’è noto, sul tema di Venezia.


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[12/02] Vi sono momenti e modi, fortunatamente rarissimi, in cui l'arte, foss'anche la più eccelsa e sublime di questo mondo, potrebbe tuttavia correre il rischio di non risultare apprezzabile e gradita, come in genere avviene. E risultare, invece, insopportabile e affatto gratuita.
Ipotizziamo, a mo’ di esempio, uno Chopin redivivo che abitasse in un condominio e che di notte pretendesse di mettersi al pianoforte per eseguire qualcuna delle sue celebri sonate: per quanto magistrale, seducente e inebriante risultasse oggettivamente la sua esecuzione, quanti condomini, disturbati nel loro sonno e considerando senz'altro irrilevante il fatto di avere a che fare con un genio, non esiterebbero a invocare il silenzio e il rispetto dei propri diritti, se non a mandarlo dritto-dritto, per così dire, a quel paese?

E accadrebbe grosso modo la stessa cosa, a mio avviso, se, anziché Chopin, ipotizzassimo redivivo un  Picasso il quale si comportasse alla stregua dei cosiddetti writers che nelle nostre città, com’è noto, sono soliti creare estemporaneamente le loro opere sulle facciate di ogni sorta di edificio sia pubblico che privato, a prescindere dalla monumentalità o meno di questo. Quanti di noi, ancorché estimatori dell'arte del grande genio spagnolo, non insorgerebbero, infatti,  sollecitandolo a riserbare la sua opera, al massimo, per qualche anonimo e insignificante edificio, situato, possibilmente, in periferia e magari anche degradato?





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