Inizia con un rinvio la causa per la morte della neonata Tasnim all'Angelo

Inizia subito con un rinvio la causa civile per la morte della neonata Tasnim Mim, morta all’Ospedale dell’Angelo nel 2014. Il giudice ha infatti fissato per il 17 novembre prossimo la prossima udienza. La Asl 3 Serenissima (come già prima quale Ulss 12 veneziana) continua a denegare ogni responsabilità sul decesso della neonata in seguito al parto.

Sul fronte penale le indagini preliminari non sono ancora chiuse, mentre su quello civile c’è stato subito un rinvio di (quasi) un altro anno, pur a fronte di una perizia medico legale disposta dalla Procura che avrebbe individuato responsabilità dei medici dell’ospedale dell’Angelo che eseguirono quel parto, ma che continua a essere inspiegabilmente disconosciuta dall’Azienda Sanitaria. Avranno mai giustizia i genitori della piccola Tasnim Mim, a cui pure erano state assicurate chiarezza e giustizia dal Governatore del Veneto in persona, Luca Zaia, all’epoca dei fatti?

Sono trascorsi più di due anni e mezzo dal quel 27 maggio 2014 in cui la mamma della bimba – la famiglia è di origine bengalese ma risiede da tempo a Mestre – viene ricoverata all’Angelo per partorire il suo primo figlio: la gravidanza è stata regolare, le ecografie non evidenziavano problemi. Alle 22.54 la giovane viene sottoposta ad episistomia medio laterale destra per facilitare l’uscita del feto: 13 minuti dopo viene espulsa la testa, ma non le spalle. L’ostetrica, che aveva già chiamato il medico di guardia, allertata dalle anomalie in atto convoca anche anestesista e pediatra, iniziando ad eseguire, su indicazione del ginecologo, alcune manovre comuni in questi casi. Solo dopo svariate prove andate a vuoto, il medico riesce a estrarre dal corpo materno la neonata, ma le sue condizioni appaiono subito gravissime: inizia a respirare solo al terzo tentativo di rianimazione. Non essendo dotato l’Angelo di una struttura per la terapia ipotermica, determinante in questi casi, la bimba alle 4.10 del giorno dopo viene trasferita d’urgenza presso la Patologia Neonatale dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, con diagnosi di asfissia grave dalla nascita e frattura dell’omero sinistro, ma alle 22.15 del 28 maggio spira.

Ai genitori sarebbe stato detto poco o nulla e anche dopo il decesso le loro richieste di spiegazioni sarebbero restate inevase. I due giovani coniugi, distrutti dal dolore e dall’incredulità, trovano la forza di chiedere aiuto a degli esperti: attraverso il consulente personale Diego Tiso, si rivolgono a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, e i fatti vengono denunciati all’autorità giudiziaria, che apre un procedimento per omicidio colposo e dispone l’autopsia sul corpicino. La consulenza tecnica collegiale, disposta dal Pm della Procura di Venezia titolare del fascicolo, il dottor Walter Ignazzitto, ha visto impegnate ben tre professionalità mediche, affiancate dai consulenti di parte tra cui quello nominato da Studio 3A: un medico legale, dott.ssa Silvia Tambuscio, un neonatologo, dott. Daniele Trevisanuto, e una ginecologa ostetrica, dott.ssa Alessandra Zambon.

Le conclusioni – secondo lo Studio 3A – sono difficilmente contestabili ed evidenziano in pieno la responsabilità medica. In estrema sintesi, si parla, tra l’altro, di “operato non corretto”, “diagnosi tardiva”, “non adeguata effettuazione delle manovre di disimpegno”.

Forte di tali risultanze, e in attesa della chiusura delle indagini preliminari e degli eventuali rinvii a giudizio, Studio 3A in sede civile ha rinnovato la richiesta danni all’Asl 12 da cui dipende l’ospedale dell’Angelo, ed è stata promossa la procedura di mediazione per tentare una definizione bonaria della vertenza, ma al primo incontro l’Azienda Sanitaria non si è neppure presentata, comunicando di non voler aderire alla procedura e snobbando ogni tentativo di negoziazione, come se la perizia e il lavoro dei tre esperti che l’hanno realizzata con cura non avessero alcun valore.
“Un altro schiaffo per i genitori di Tasnim Mim – dicono allo Studio 3A -, a cui la Pubblica Amministrazione, e dunque lo Stato, dovrebbero dare delle risposte chiare e rapide sul perché sia stata strappata loro una figlia, laddove invece li si costringe ad adire le vie legali per ottenere giustizia, con tutto ciò che ne consegue, anche in termini di tempi biblici e lunghe attese”.

Alla coppia, attraverso il servizio legale di Studio 3A, non è rimasto infatti che procedere con una causa civile per il risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali, con particolare riferimento al danno da sofferenza: sofferenza con cui i due coniugi dovranno convivere tutta la vita. Senza contare la terribile esperienza del parto, la mancanza di spiegazioni su quanto stava accadendo, l’essersi visti quasi strappare la propria figlia senza neanche capire dove venisse trasferita, e perché: la piccola è deceduta in un altro ospedale, senza che la mamma potesse avere la consolazione neppure di un’ultima carezza.

Neanche alla prima udienza del procedimento, tenutasi venerdì 20 gennaio, tuttavia, l’Asl 12, oggi Asl 3 Serenissima, ha mutato atteggiamento: si è costituita contestando le conclusioni della perizia medico legale disposta in sede penale e continuando a denegare ogni responsabilità sul decesso della piccola. Il giudice, dott. Enrico Schiavon, ha quindi consesso i termini per le memorie istruttorie, fissando la prossima udienza al 17 novembre 2017.



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