22enne della provincia di Venezia conosce donna chat: segregata per due mesi
Il mese di Novembre è dedicato alla lotta alla violenza sulle donne e ci avviciniamo alla giornata dedicata alla sensibilizzazione su questo importante e delicato argomento.

Vorrei quindi, dopo aver precedentemente introdotto l’argomento, soffermarmi su quali possano essere i fattori protettivi per tutte le donne e su quali aspetti sia importante rivolgere la nostra attenzione.

Ci si può veramente proteggere?
Anche se potrebbe apparire banale, il primo fattore di protezione è riconoscere la propria dignità di essere umani, di essere donne che, senza dubbio, hanno caratteristiche diverse da quelle maschili, ma che non per questo devono permettere di lasciarsi portare via la propria dignità.

Il primo aspetto fondamentale è quindi saper rispettare se stesse, aver fiducia nelle proprie capacità e nelle proprie percezioni perché solo così è possibile ottenere il rispetto dell’altro.

In realtà, questo aspetto che può sembrare una banalità, è molto difficile, richiede una grande capacità di guardare dentro se stessi, di mettersi in discussione, di riconoscersi anche fragili e con dei limiti che sono propri del nostro essere umani e di saper, quindi, chiedere aiuto. Una domanda da porsi è “Fino a che punto si può tollerare di sottostare ad un maltrattamento morale o psicologico?”.

M.F. Hirigoyen, sostiene che sia necessario imparare ad instaurare con l’altro confini definiti in modo chiaro, che non permettano di oltrepassarli invadendo il territorio psichico personale.

La società non aiuta certamente la formazione di una coscienza morale che insegni a rispettare questi limiti e permette lo svilupparsi di questi maltrattamenti psicologici perché li tollera.

Un altro importante fattore protettivo consiste nel saper riconoscere e comprendere quando l’altro ci sta umiliando, offendendo, manipolando.

La consapevolezza è un buon punto di partenza per non cadere nella rete e per saper dare la giusta risposta a uomini che si avvicinano con il solo intento di alimentare il proprio ego narcisistico soddisfacendo i propri desideri e bisogni personali.

L’autore di un abuso, i suoi complici inconsapevoli, non hanno alcun interesse nel riconoscere quanto commesso, non chiederanno mai scusa alla vittima per quanto le hanno fatto subire; per la donna invece riconoscere il meccanismo perverso in cui è stata intrappolata è un elemento di forza, a cui deve saper dare ascolto e in seguito dar voce.

Uscire dall’isolamento, condividere paure e dubbi legati a situazioni in cui un maltrattamento psicologico è anche solo accennato e di breve durata, è sicuramente un elemento fondamentale che mina le certezze dell’aggressore il quale ha l’obiettivo contrario.

Questa condivisione è sempre consigliabile che avvenga in contesti protetti, in cui sia data alla vittima la massima fiducia in assenza di giudizio e in cui sia sostenuta nel non reagire alle eventuali provocazioni del suo aggressore.

E’ possibile, dunque, evitare veramente che si arrivi al maltrattamento o addirittura alla violenza fisica e sessuale? La risposta più importante credo stia nella prevenzione: nel promuovere a livello educativo la riscoperta della dignità della persona umana, come valore assoluto e imprescindibile; nell’insegnare il rispetto per se stessi e per l’altro; nell’educare al valore della libertà intesa come possibilità di essere pienamente se stessi nel rispetto dei confini che impone la libertà altrui; nel favorire la capacità critica e l’apertura al dialogo.

Dott.ssa Chiara Francesconi

Psicologa clinica, si occupa di sostegno individuale e alla coppia, consulenza ai genitori. Organizza corsi di formazione e informazione in ambito psicologico.
 
(Potete contattarmi all’indirizzo e-mail chiarafra77@live.com oppure attraverso la mia pagina Facebook www.facebook.com/dott.ssachiarafrancesconi)

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