Vaccini, sanzioni ai medici che sconsigliano. Tra poco nuove vaccinazioni per altre malattie

Quando si parla di problemi alla Sanità spesso si dimentica che gli operatori presenti sopportano il carico di tutti quanti non ci sono più e di tutte le figure “tagliate”.
“Riorganizzazioni”, “accorpamenti” sono i termini politically correct, ma se si vuole avere un assaggio della realtà bisogna guardare i numeri.

Come è stato possibile questo?
Basta andare a vedere semplicemente come si sono abbassati i tempi medi di degenza (per cui il medico del reparto è “responsabile” se non dimette celermente rischiando uno sforamento che andrà a ripercuotersi nel suo budget).
Oppure basta cronometrare quanto dura una visita dopo aver pagato il relativo ticket: nel programmato di quello specialista c’è una lista che deve inevitabilmente esaurire dedicando forzatamente pochi minuti a ciascuno.

In otto anni, tagli e blocco del turnover hanno ridotto di 45mila unità il personale della sanità pubblica. Medici e infermieri, ostetriche e radiologi sono sempre meno. Le cifre non mentono.

Se la forza lavoro impiegata complessivamente nelle amministrazioni pubbliche nel 2016 è in calo rispetto al precedente anno, la Sanità è il secondo comparto in ordine di riduzione del personale: quasi 5mila in meno nel 2016 rispetto al 2015. Ma diventano 45mila se le si confronta col 2009. Questo è quanto si legge nel Conto economico del personale della PA 2016, pubblicato dalla Ragioneria generale dello Stato.

Ogni lettore può fare da solo le proprie valutazioni, soprattutto accostandola alla notizia dell’allungamento della vita media che, ovviamente, sconfinando nell’era ottuagenaria, richiede sempre più assistenza.

Il racconto di un Sistema sanitario depauperato della forza lavoro lo fanno le cifre del Ministero dell’Economia. “Per gli enti del Servizio sanitario nazionale – si legge – la riduzione del personale avvenuta nel 2016 (4.808 unità) rispetto al 2015 è la seconda più elevata in termini assoluti fra tutti i comparti”.

Nel documento, “nel confronto con il 2009, anno con il massimo numero di occupati nella sanità pubblica, a fine 2016 risultavano impiegate 45.053 unità in meno”.

In questo arco di tempo infatti, i dipendenti del Servizio sanitario nazionale, ovvero i lavoratori di asl, ospedali, IRCCS (istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) e policlinici, sono passati da 693.716 unità a 648.663. Cifra che tra l’altro rappresenta il picco più basso nel decennio (2007-2016).

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Redazione
A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

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