Italia, risveglio amaro dopo l’eliminazione dal Mondiale

Difficile realizzare tuttora che la Nazionale sia stata estromessa dalla competizione più importante di tutte, quella a cui siamo mancati solo in 3 occasioni: la prima, quella del 1930, in cui non eravamo iscritti mentre le altre due, nel 1958 eliminati dall’Irlanda del Nord e nel 2018 non parteciperemo a causa della sconfitta ai play off con la Svezia. Probabilmente è il punto più basso nella storia della Nazionale, e da qui bisognerà riflettere su come ripartire per far tornare il nostro calcio in auge.

Si è parlato molto di colpe nelle ultime ore, ed i maggiori indiziati per questa disfatta sono il ct Giampiero Ventura ed i vertici federali, su tutti Carlo Tavecchio, proprio colui che aveva definito una possibile esclusione dal Mondiale come “un’Apocalisse”. Ventura è oggetto di pesanti critiche dalla scorsa settimana per aver rinnegato tutto il lavoro svolto portando avanti le sue idee, il suo 4-2-4, per tornare al 3-5-2 di marchio Conte sperando di ottenere gli stessi risultati. Ma Ventura non è Conte, e la squadra, pur giocando una partita di intensità e cuore, ha dimostrato ancora una volta la pochezza delle idee e della qualità offensiva.

Nessun fuoriclasse – Con tutto il rispetto per i vari Immobile, Belotti e compagnia, hanno dimostrato di essere buoni giocatori ma non fuoriclasse, non sono loro quelli che cambiano la partita con una giocata decisiva. Nemmeno il tanto decantato Verratti ci è riuscito a prendere per mano la Nazionale. Insomma, si tratta di un grosso ridimensionamento per tutti.

Se le scelte del ct sono oggetto di contestazione, in primis quella di lasciare fuori un talento come Insigne in una partita di questa importanza, lo sono anche quelle della federazione negli ultimi anni, colpevole secondo molti di aver permesso l’ingresso di troppi stranieri nella nostra Serie A, di conseguenza concedendo meno spazio ai talenti italiani per crescere e giocare. Sicuramente serve una rifondazione, serve ripartire da zero e le figuracce rimediate agli ultimi Mondiali devono farci riflettere: bisogna adeguarsi al calcio moderno, abbandonando idee vecchie di decenni e puntare di più sui giovani.

Ricambio generazionale – Quella di ieri è stata l’ultima partita in azzurro dei reduci dall’ultimo Mondiale vinto nel 2006, ovvero Buffon, in lacrime a fine partita, Barzagli e De Rossi, che lasciano nel peggiore dei modi. Il compito ora sarà del nuovo ct (probabili se non certe le dimissioni di Ventura) di far ripartire un ciclo da zero e della federazione di appianare i contrasti tra club e Nazionale per il bene di tutta Italia, che non vuole più rivivere quest’incubo.

Federico Baldan

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Federico Baldan
Laureato magistrale in Lingua e Letteratura Inglese e Postcoloniale a Ca' Foscari. Esperto di sport, videogiochi, fumetti.

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