Furto gioielli a Palazzo Ducale, diffuse foto e video

Nella conferenza stampa del Questore di Venezia, Vito Danilo Gagliardi, sono stati esposti i primi dettagli sul furto di gioielli avvenuto mercoledì al Palazzo Ducale.

Il Questore ha riferito che i maggiori esperti del Servizio Centrale Operativo e della Polizia Scientifica, giunti da Roma, coadiuveranno gli investigatori della locale Squadra Mobile nelle delicate indagini.

La Polizia di Stato ha messo in campo le migliori professionalità ed un’attrezzatura di avanguardia in modo da non lasciare nulla di intentato nelle prime decisive ore di raccolta delle prove.

D’altra parte, il team della capitale ha già dato prova di grande capacità nella risoluzione del clamoroso caso del furto di Castelvecchio avvenuto nel novembre del 2015 che si è concluso con quattro condanne ed il ritorno delle opere a Verona.

Le indagini sul furto dei gioielli di mercoledì mattina seguono quattro direttrici già ben individuate che richiederanno un lavoro certosino di raccolta e analisi delle prove e delle immagini finora acquisite.

Gli autori del furto si sono dimostrati abili; erano sicuramente ben preparati ed hanno colpito in modo mirato. La dinamica dei fatti lascia trasparire una certa capacità tecnica dei ladri che, stando ai primi dati raccolti, sarebbero stati anche capaci di differire, di circa un minuto, il segnale di allarme dalla teca forzata alla centrale operativa del servizio di sicurezza della mostra ubicata nel palazzo Ducale.

Nei video si vede una coppia mischiarsi in mezzo a un gruppo di persone, guardare le teche con interesse e poi, non appena la gente si è dileguata, in un attimo uno con fare indifferente si è piazzato a fare da palo e l’altro ha aperto la teca (o era già aperta?) e ha letteralmente arraffato i gioielli. Poi ancora sguardo assorto in altre vetrine per qualche attimo, mani in tasca, infine si avviano in direzione uscita. Grande sangue freddo e nulla che potesse far trasparire il gesto di pochi secondi prima.

Resta da chiarire se il furto fosse finalizzato specificatamente agli oggetti sottratti (un paio di orecchini ed una spilla) oppure se l’interesse dei malviventi si sia focalizzato sulla teca che nella specifica circostanza si era mostrata più vulnerabile ed accessibile.

Gli oggetti sottratti, di valore indiscutibilmente elevatissimo, erano esposti tra molti altri oggetti d’arte orafa di imparagonabile pregio; è quindi naturale supporre che l’attenzione dei malviventi non sia stata attirata dal solo valore economico dei gioielli.

Di sicuro, per la loro riconoscibilità internazionale, non sono questi oggetti facilmente rivendibili; sarebbe quindi necessario affidarli a persone capaci di smontarli e rielaborarli anche se tale operazione farebbe perdere ai preziosi gran parte del loro valore che non si limita certamente alla somma del valore delle gemme che lo compongono.


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4 persone hanno commentato questa notizia

  1. Riguardante quest’ultimo la somma delle aree dei due cateti di un triangolo rettangolo, che è uguale all’area dell’ipotenusa.
    Circa i braccialetti, l’orafo, a mio parere è già al lavoro e potrà ricavarne due di braccialetti , che, in determinate occasioni, potranno essere utilizzati come gambaletti.
    Non domandatemi se l’orafo è al lavoro ad Amsterdam , a Istambul, a Lisbona o, a sud, nella stessa capitale di provenienza dell’intero tesoro esposto nel Palazzo Ducale di Venezia.
    Sarebbe richiedermi troppo.
    Avrei dovuto partecipare al colpo grosso messo a segno con una tempistica sconcertante.
    Il che, evidentemente, non è vero.

  2. Ho un alibi di ferro. A quell’ora (l’ora del furto) ero in piazza Mercato a Marghera a controllare il mio conto corrente.
    Per cui, io non c’entro per nulla.
    Per me degli orafi esperti potranno ricavarne un braccialetto di valore pari ai due orecchini e alla spilla frutto della refurtiva.
    Non amo portare braccialetti al polso e men che meno alle caviglie.
    Mani e caviglie liberi da orpelli vari compresi i moderni tatuaggi da me odiati per principio.
    I principi per me sono importanti più, senz’altro, dei teoremi, compreso quello di Pitagora.

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