La Seconda Guerra Mondiale ha trascinato con sè molto dolore, perdite e storie. Storie di amori perduti, di lontananze, storie nascoste, situazioni orribili che, nei libri di scuola non ci vengono raccontate perché troppo distanti da noi. La vicenda delle donne di conforto tra il Giappone e la Corea del 1943 è una di quelle che ai più è praticamente sconosciuta. Un po’ come aveva fatto Jamie Ford con il suo bellissimo Il gusto proibito dello zenzero che metteva luce sull’internamento in America degli emigrati giapponesi, così Mary Lynn Bracht nel suo Figlie del Mare, edito da Longanesi, pone l’attenzione sulla situazione delle donne coreane durante la seconda guerra e sul calvario che molte di loro hanno dovuto subire.

Hana, giovanissima pescatrice di perle coreana, nel tentativo di nascondere la sorella minore Emiko da un soldato giapponese, viene catturata, deportata in Manciuria e costretta a lavorare in un bordello. Sessantotto anni dopo, Emiko è a Seoul per cercare la sorella e partecipare alle manifestazioni che, ogni mercoledì, chiedono giustizia per le “comfort women” di fronte all’ambasciata di Tokyo. La donna desidera scoprire la verità su quanto è accaduto nel 1943, un fatto che per anni l’ha costretta al senso di colpa.

Questo è uno di quei libri che ti lasciano un macigno nel cuore, un senso di impotenza e dolore che solo un’opera ben scritta e coinvolgente è in grado di offrire. Figlie del mare, infatti, non indora la pillola, anzi qui lo zucchero per mandarla giù è completamente assente e, non nascondo, che molte volte il dolore era così grande che dovevo chiudere il libro per poi riprenderlo successivamente. Ma questo, sia ben chiaro, per me è un elemento molto positivo in una recensione, perché vuol dire che il libro è in grado di arrivare al suo scopo, di smuovere la coscienza su un aspetto della guerra che non conosciamo, che è in grado di emozionare davvero, lasciando dentro di sè un ricordo che, arrivati alla fine, è qualcosa che difficilmente potrai dimenticare.

Sono due dolori diversi ma che viaggiano in parallelo quelli di Hana ed Emiko e che hanno in comune la perdita nel senso più ampio del termine: la perdita di una persona cara, la perdita della giovinezza, l’impossibilità di conoscere il vero amore e la spensieratezza sono tutte caratteristiche che, nella lontananza, hanno tenuto vicino le due sorelle. Hana poi è il simbolo di cosa voglia dire davvero proteggere qualcuno e sacrificarsi per esso a dispetto dell’età.

Figlie del mare è un libro che pulsa di emozioni, poetico nella sua durezza che ti fa entrare completamente nella storia e soffrire e gioire assieme alle protagoniste. Questa è una di quelle opere che, quando le leggi, ti cambiano per sempre rimanendo tra i libri più belli, importanti e potenti che tu abbia mai letto.

Sara Prian

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Alice Bianco Sara Prian
Laureate in Tecniche Artistiche e dello spettacolo, sono grandi esperte di cinema e libri. Curano la rubrica di opere letterarie: recensioni editoriali, rassegne e nuove uscite. Sono Editor, Social Media Manager, Copywriter E' possibile contattarle a: pandorarecensioni.vdv@gmail.com

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