Ex Ospedale al Mare del Lido di Venezia: albergo di lusso ma anche servizi

Per il momento si può solo immaginare il cambiamento di tutta quell’area dell’ex Ospedale al Mare del Lido di Venezia che ora mostra con desolazione i suoi resti ai nostri occhi sconsolati.
I più anziani ricordano la vitalità dell’ospedale, la chiesa, il teatro Marinoni e quel verde di mille vegetazioni stemperato dal riflesso del mare. E la sabbia dorata sulla spiaggia, le onde sulla battigia.

Rivivrà? Sì, rinascerà in virtù di un accordo tra Comune, Usl Serenissima e Cassa Depositi e Prestiti; una volta demolito il monoblocco, dal vaso di Pandora rinascerà il distretto sociosanitario e la nuova edificazione avrà una piscina e prestazioni di fangoterapia, ma come sappiamo, la Cassa Depositi e Prestiti affiancata dai Gruppi The Resort e Club Mediterranèe, l’aveva messo nero su bianco che là ci sarebbe nato un Albergo di Lusso, la ristrutturazione in tal senso era nell’aria e poi si è concretizzata in un patto.

Come? Con un doppio albergo di lusso con 350 stanze, un centro benessere, cure sanitarie e piscine d’acqua salata si attireranno ospiti eccellenti, ricchi e invogliati dalle comodità e da tanta studiata e raffinata bellezza.

E allora? Allora l’Usl ha dato il via libera, è soddisfatta in previsione del nuovo distretto che sostituirà le vecchie lavanderie, raccomandando che vengano mantenuti i servizi sociosanitari precedenti, e la piscina per la riabilitazione.

Nel futuro dell’ex Ospedale è previsto un reparto di Psammoterapia per le sabbiature, una struttura di emergenza di Anestesia, Chirurgia, Rianimazione e Pronto soccorso.

Riqualificazione dei servizi dunque, in un settore tanto delicato con la restituzione all’utenza di quel che resta di un ospedale e di un territorio che saranno comunque molto diversi, moderni, tanto da far apparire lontano e sfumato nel ricordo lo storico e suggestivo vecchio ospedale al Mare.

Andreina Corso


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Una persona ha commentato

  1. Buongiorno e piacere di conoscerla,
    erano molti anni che aspettavo il momento e questo fine settimana ho deciso di andarci! Ho 61 anni, esito da poliomielite sin dai primi mesi di vita e poi anni al Lido per cure all’ospedale. I miei genitori facevano viaggi allucinanti per portarmi (i mezzi di trasporto non erano come oggi) essendo molto distanti ed io vivevo un distacco tremendo, dolori che solo un bambino di pochi anni può provare. Solo due visite, quando entravo e quando uscivo ed il cuscino di notte bagnato dalle lacrime. Poi altri ospedali e lotte per non farli chiudere; si perché anche Malcesine era sotto la lente degli hotel 5 stelle. Cosa vuole, allora lo Stato garantiva a noi disabili ed agli anziani cure mediche gratis, eppure eravamo messi male, oggi che ci vantiamo di essere la settima nazione più industrializzata facciamo pagare tutto e non abbiamo i soldi per rimettere in ordine un luogo caro a chi l’ha vissuto. Si, perché il tempo ti lega attraverso i ricordi anche ai mostri della tua giovinezza che diventano riconoscenze verso tutti; medici, suore, infermieri, la portineria, il vaporetto, il bus, la spiaggia piena di conchiglie e granchi, le grotte costruite con le conchiglie raccolte e dentro in bella mostra la Madonnina e persino il bar alla sinistra dell’ospedale che suonava ad alto volume le canzoni dei Nomadi. Allora non sapevo nulla, persino quando dissero che una diga era esplosa facendo molti morti! A noi bambini importava solo del gelato delle ore 16 distribuito solo a quei bambini i cui genitori avevano pagato. Che fortuna avere genitori come i miei, non solo pagavano per me ma anche per un altro ragazzino che non ” aveva diritto” eppure loro erano contadini; mio padre la prima elementare e mia madre la seconda che, detta da lei, era stata più brava di mio padre. Loro si che erano sociali altroché i pagliaccetti di oggi che girano con la bocca larga; ma questo e’ un altro tema.
    Ieri ho cercato di far capire alle guardie che avrei voluto vedere per un attimo una parte dell’ospedale ma sono stati gentili e fermi, li capisco, del resto e’ il loro mestiere e poi chi sono io per pretenderlo, ed allora ho rispettato i cartelli ed i confini ma ho girato tutto attorno spremendomi il cervello per ricordare ed i ricordi mi hanno travolto cosi come le lacrime nel vedere in quale stato e’ ridotto un monumento del genere. Ho ripercorso il tracciato (sommerso dalla vegetazione e dagli escrementi) che portava in spiaggia immaginando i bagni di sabbia alla sinistra per arrivare oltre le dune. Mi sono steso sulla sabbia che mi sembrava quella di allora e poi ho fatto un lungo bagno in mare come quando venivo invitato dal personale ad entrare in acqua ma io venivo dalla campagna, figlio di contadini, ed avevo paura. Un lungo bagno senza mai staccare gli occhi dalle grandi finestre a volti e la terrazza sopra il tetto ma vedevo solo orrore, distruzione, alberi e vegetazione incolta. Il mio caro e vecchio ospedale era li davanti a me che resisteva da solo alle intemperie ed al tempo, alla natura che si riprendeva gli spazi. Una lotta impari ma da una parte erano in due contro uno, il mio ospedale e dall’altro la natura e l’uomo.
    Sono certo che quelle finestre, quei ruderi, quello che resta hanno capito che ero dalla loro parte ma senza possibilità di lottare ed allora anch’io morirò con il mio ospedale mai protagonista del degrado di questa società.
    Mi rimane il ricordo delle ore passate dietro la finestra di un bagno – solo da li si poteva intravvedere il lungo viale fino alla portineria – ad aspettare mia madre perché non volevo che mi vedesse piangere dall’emozione; sarebbe stato troppo forte, ed allora potevo piangere qualche minuto e farmi vedere quasi sereno. anche un bambino di 5/6 anni ha una sua dignità!
    E poi ancora ore nell’immaginare la sua bellissima figura elegante con il piede che usciva da sotto la lunga gonna, ma era solo nella mia fantasia.
    Credo non ci tornerò mai più perché quel mondo sociale, quella disponibilità, quella solidarietà sono morte nei fatti, sepolte dalle chiacchere inutili di una politica servile agli hotel a 5 stelle. Avanti con il PIL perché siamo tutti dei bancomat, passa qualcuno, infila la tesserina e preleva e noi a dover ricaricare…
    Gentile Andreina Corso lei ha rappresentato per me qualcosa di grande, la possibilità di sentirmi ascoltato.
    Ho fatto moltissime foto, ho raccolto qualche conchiglia e ciò mi basta ed ai miei due meravigliosi figli racconterò di seguire solo ed unicamente i loro sogni senza compromessi perché la carriera potrebbe portarli a lavorare nella nuova ristrutturazione del mio ospedale per ospiti ricchi e supponenti e ciò non dovrà mai succedere.
    Con stima ed affetto.
    Claudio

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