Espulsi quattro marocchini dall’Italia: attività associabili al terrorismo

ultima modifica: 24/11/2015 ore 17:58

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polizia strada aggressione sera

Espulsi quattro marocchini dall’Italia. Sono i primi provvedimenti dopo la stretta decisa anche nel nostro Paese in seguito agli attentati di Parigi.
Espulsi quattro marocchini ritenuti fondamentalisti. I quattro, che gravitavano nel bolognese, sono stati espulsi con decreto firmato dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano, “per motivi di sicurezza”.


L’espulsione dal nostro Paese non è certo una novità, i servizi di allerta non hanno mai abbassato la guardia: in tutto il 2015 sono salite ora a 59 le espulsioni di soggetti legati al jihadismo, tra i quali 4 imam. E nei prossimi giorni ci saranno prevedibilmente altri allontanamenti.

Intanto prosegue l’attività intensa di intelligence a fini di antiterrorismo.
Alcune centinaia di nomi già ‘noti’ agli investigatori sono stati nuovamente passati al setaccio per individuare le situazioni più a rischio.


Per questo oggi sono stati colpiti quattro marocchini già indagati in un’inchiesta della Procura di Bologna per “addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale”: Abdelali Bouirki, Abdelkrim Kaimoussi, Mourad El Hachlafi e Said Razek.

Nel corso di perquisizioni era stato trovato in loro possesso materiale di propaganda jihadista, un libretto tecnico operativo per la guerriglia in città, indicazioni per la fabbricazioni di esplosivi e una sorta di manuale scaricato da internet dove si illustra come fare un attentato alla sede della Banca Centrale Europea.

La Procura aveva chiesto una misura cautelare, ma il Gip però a settembre l’aveva rigettata. Oggi l’espulsione.

I quattro abitavano nella zona di Casalecchio di Reno e frequentavano un centro di preghiera in via Rigola.
Uno era considerato l’informatico del gruppo: diramava on line pratiche religiose e proclami ideologici di orientamento jihadista, canti celebrativi di atti di martirio, manuali sulle tecniche di combattimento e per la realizzazione di attentati.

Nell’indagine c’era anche un quinto indagato, che nel frattempo risulta già partito per l’Iraq per combattere.

I quattro, ha spiegato Alfano, “a vario titolo, hanno aderito e si impegnavano per la diffusione dell’estremismo violento.
Questi risultati – ha aggiunto – dimostrano che i nostri sistemi di sicurezza funzionano e che, attraverso la prevenzione, puntiamo ad abbassare l’incidenza del rischio, pur non potendo
arrivare a livello zero”.

Critico invece Matteo Salvini. “Quante altre migliaia – scrive su Facebook il leader leghista – ce ne sono in giro? Che dicono Renzi, Alfano e Boldrini? Espellere, espellere, ESPELLERE”.

Intanto, il monitoraggio continua anche sui personaggi sui quali non sono emersi allo stato elementi che possano far scattare provvedimenti dell’autorità giudiziaria o l’espulsione.
Per ricostruire tutta la filiera dei loro contatti, in Italia e all’estero, e per verificare che non vi sia da parte di alcuni di loro l’intenzione di passare all’azione.

Tra i nomi su cui si starebbe concentrando l’attenzione degli apparati di sicurezza, anche una ventina di persone i cui nominativi sono stati segnalati dalla Francia: soggetti che in qualche modo potrebbero essere coinvolti con gli attentati di Parigi o aver avuto contatti con i terroristi entrati in azione nella capitale francese.

Al momento, ribadiscono fonti d’intelligence e antiterrorismo, l’unica ‘evidenza’ di un contatto con il nostro paese è rappresentata dal passaggio di Abdeslam Salah ad agosto scorso.
Il super ricercato dalle polizie di tutta Europa ha attraversato l’Italia lo scorso 1 agosto per raggiungere Bari, dove ha preso un traghetto per Patrasso, in Grecia.
Viaggio ripetuto, al contrario, quattro giorni dopo.

Le verifiche, a quanto si apprende, riguardano anche tutta una serie di auto con targa belga che le autorità francesi hanno segnalato all’Italia come possibili mezzi utilizzati per la fuga dopo gli attentati di Parigi.

Le ultime segnalazioni – inviate a tutti i paesi confinanti con la Francia – riguardano in particolare una Megane, due Clio e una Prius.

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