Elle, passione e rinascita di una donna borghese

Inutile dire che ogni film con Isabelle Huppert è anche un film SU Isabelle Huppert.
Questa carismatica attrice ha in sé la chiave segreta della sensualità. Piccola, minuta, per niente appariscente eppure capace di emanare un erotismo con ben poche eguali nel mondo del cinema.

La Huppert è stata attrice feticcio per molti registi, da Godard a Ferreri a Cimino fino a…eccetera eccetera. In “Elle” viene diretta dal regista olandese Paul Verhoeven. Eh già, il regista di “Basic Instinct” e di “Showgirls”.

Regista celebre principalmente per un cinema fraudolento; tanto tecnicamente abile quanto truffaldino e ad alto tasso d’artificio. Verhoeven in passato si era distinto per film come “Fiore di carne”, “Kitty Tippel”, “Spetters” e “L’amore e il sangue”; con i quali aveva dimostrato una certa affinità con la violenza; poi edulcorata con l’ingresso nel cinema hollywoodiano, nel quale ha realizzato film scandalo che di scandaloso nulla avevano se non pruriti erotici da trailer ingannatorio (la famosa apertura di gambe di Sharon Stone potrà aver colpito solo qualche spettatore privo della più elementare malizia).

Per questo è sorprendente la riuscita di questo “Elle”, che ripone la sua estetica più nel cinema francese d’autore che agli scandali all’americana. E che però non “è alla maniera di” un certo cinema ma una convincente riflessione sugli effetti della violenza nelle persone.

La Huppert è attrice predisposta a immergersi con disinvoltura nelle situazioni più estreme e giocoforza non poteva che essere lei a incarnare un personaggio con un passato devastante (il padre fu un crudele killer seriale famosissimo nel suo paese); passato di cui indossa le vesti con una nonchalance da lasciare basiti.

Il film è una successione di scene di vita quotidiana costruite con rapidità e precisione ritmica in cui intervengono un figlio e una nuora, una madre, amici, ex mariti, dirimpettai cattolici, amiche d’infanzia, studenti (Michelle, il personaggio della Huppert, è dirigente di una compagnia in cui si realizzano videogames ad alto tasso erotico/violento).

E un gatto: unico testimone della violenza carnale a cui viene più volte sottoposta durante il corso del film, per mano di un individuo mascherato da ladro dei fumetti.

Raccontare la trama di “Elle”, che ricordo essere tratto dal romanzo “Oh..” di Philippe Dijan, senza poterne restituire lo spirito gelido ma anche ricco di humor significa raccontare un film che non è quello che lo spettatore vedrà sullo schermo.

Il distacco della protagonista di fronte alle sconcertanti manifestazioni della vita (la madre, anzianissima, vive con un toy boy; il padre riappare alle cronache dopo anni e anni e sono curiose le giustapposizioni con i servizi su papa Francesco I; il figlio sta per diventare padre, è un irrisolto con una compagna “alternativa” sgradita a Michelle) è notevole ma allo stesso tempo incrinato come uno specchio rotto che mai si è voluto cambiare.

Insomma, non ci si può dilungare sulla trama di “Elle”; moltissime sono le sorprese e la girandola esistenziale di Michelle è vorticosa.

Michelle è come una lente che ci guida attraverso le pieghe delle mille ambiguità della normalità, in cui il sesso, plasmato dai traumi verso direzioni complesse e contorte, è la chiave per una visione in controluce delle relazioni tra borghesi. E le patologie non riguardano solo Michelle o il padre, assassino seriale a sorpresa nonostante la sua fede religiosa.

Quello che avviene è che dopo due terzi di film l’empatia verso la protagonista cresce inaspettatamente sino a farci provare una insolita tenerezza nei suoi confronti.

Verhoeven riesce a dare un ritratto esteticamente spartano ma emotivamente fiammeggiante di una creatura per cui il marchio impresso a fuoco sul destino è la violenza, appunto.

Ma non solo: il film è una riuscitissima e ragionevole dissertazione sulla velleità di ogni giudizio di un uomo verso un altro uomo. E la relazione con essa da parte di Michelle è di familiarità.

Davvero dalla sala se ne esce sorpresi e soddisfatti. Un’ennesima grande prova per questa icona del cinema francese. Una grande sorpresa per chi conosce i film precedenti del regista olandese.

ELLE
(ID., 2016) regia: Paul Verhoeven
con: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny)

Giovanni Natoli

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Giovanni Natoli
Giornalista e critico cinematografico. Puntuale testimone della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, pubblica le sue recensioni sulla rubrica 'Moviegoer, appunti di uno spettatore cinematografico'.

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