Degrado a Mestre, chiude edicola di Via Piave

Eravamo in febbraio del 2016. Era il periodo in cui la terraferma veneziana era sotto accusa per i continui episodi che venivano alla cronaca per criminalità. La via Piave era la zona di Mestre più citata dagli allarmi sociali sulla sicurezza. A distanza di un anno, ai lettori la facoltà di rispondere alla domanda se la situazione sia migliorata o meno.

Una brutta notizia di caratura sociale per chi apre i giornali questa mattina. Una sconfitta per la società che emerge dalle righe della Nuova Venezia in edicola.

Stanco di pulire ogni giorno escrementi umani, raccogliere bustine di droga, doversi districare tra spacciatori e malviventi, l’edicolante di via Piave, fronte giardinetti angolo con via Sernaglia, ha chiuso i battenti da poco più di un mese. Luca, il titolare, non ce la faceva più, era arrivato al limite della sopportazione.

Chiude edicola di Via Piave, ecco perché: «Sono stufo marcio», racconta Luca alla Nuova, «ho detto basta con questa zona e chi la frequenta, ogni mattina quando andavo ad aprire, dovevo pulire con il lisoformio per terra, quello che lasciava chi passava la notte davanti. Le ho provate tutte, ho coinvolto forze dell’ordine, chi di dovere, ma tanto a nessuno interessa nulla alla fin fine».

Racconta ancora: «Trovavo bustine di droga, siringhe, dietro l’edicola facevano di tutto, adesso, poi, che sta per arrivare la stagione primaverile». Il riferimento è al via vai delle “signorine” ma anche quello semplicemente dei frequentatori notturni, che fanno il bello e il cattivo tempo. Ultimamente i residenti trovano preservativi rossi dappertutto, e pare – vociferano gli abitanti dei condomini prospicenti che devono fare i conti con i trend del momento – che vadano alla grande. Insomma, l’edicolante doveva spazzare e pulire il suo “spazio vitale” da escrementi, pipì, siringhe, preservativi, a seconda del periodo e delle mode. E così ha deciso di abbassare le serrande e prendersi una pausa.

«Utilizzavano i cassoni dei giornali per sostare, starci sopra, insomma, non c’era niente da fare, quando pioveva poi, ancora peggio». Adesso la licenza è stata sospesa e la volontà è quella di vendere, dopo 21 anni di lavoro. E così un’altra attività italiana se ne va, una delle ultime perché via Piave è per la quasi totalità in mano a stranieri.

Stefania Beso
13/02/2016


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A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

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