Doina Mattei "libera" presto. Chiesta revoca sospensione semilibertà

La morale è che Doina Mattei può andare al mare o partecipare a eventi, ma non deve pubblicarlo in Facebook. Può, ma la gente non deve vederlo.

Si conclude così, con quella che appare come una forma di ipocrisia sociale, la vicenda legata agli scatti in Facebook di Doina Matei, con un esito che rende grottesco tutto il clamore che si è scatenato attorno alle sue fotografie da semi “libera cittadina”.

Torna in semilibertà ma la sua strada dovrà “essere contrassegnata dalla redazione di un programma di trattamento che impedisca, in primo luogo, l’accesso a tutti i social network”. Lo scrive il giudice del Tribunale di sorveglianza di Venezia.

La giovane romena condannata a 16 anni di reclusione per aver ucciso con la punta di un ombrello in un’occhio Valeria Russo, il 26 aprile 2007, durante una lite alla fermata del metro a Roma, potrà continuare ad uscire dal carcere veneziano della Giudecca per lavorare ma stop all’uso di social network.

Niente più messaggi sui social, però, basta foto su Fb, come quelle che le sono costate per alcune settimane la sospensione del beneficio dell’attività lavorativa diurna. Il giudice nella sua ordinanza di riammissione rileva l’errore commesso dalla Matei ma anche sottolinea che è proprio la donna “ad ammettere espressamente le violazioni” per ignoranza.

A suo sostegno, per il Tribunale, c’é anche “una condotta connotata da lodevole impegno nel disbrigo delle mansioni lavorative” sia in una pizzeria che in altre opere e “della regolare fruizione di licenze premiali che sono state utilizzate dalla condannata per rinsaldare i legami familiari con la madre e con la sorella, oltre che con il più grande dei suoi figli, dall’assenza di rilievi disciplinari di qualsiasi genere, dalla partecipazione ad attività di volontariato, condotta, oltre tutto, non richiesta dalla legge, com’é, invece, per altre misure alternative”.

In sintesi il tribunale, accogliendo il parere favorevole del Pg e del legale della difesa, l’avvocato Nino Marazzita, ha ritenuto che le foto sui social non costituiscono un vulnus tale da interrompere il processo di riabilitazione per la condannata.

Doina Matei, 30 anni, aveva ottenuto la semilibertà nel gennaio dello scorso anno. Un giorno aveva postato su Facebook delle foto che la ritraevano sorridente in spiaggia al Lido.
Immagini finite in rete con uno pseudonimo. Da qui la temporanea revoca della semilibertà. “Non sapevo di non poter usare Facebook e l’ho fatto per contattare i miei figli senza urtare alcuna
sensibilità. Non userò più i social” ha detto Doina Matei al giudice di Sorveglianza. Durante l’udienza a porte chiuse, lo stesso Pg, come riferito da Marazzita, aveva detto che il comportamento della donna “non è un vulnus che interrompe il processo educativo”.

Secondo Marazzita, il giudice di Sorveglianza “saggiamente ha colmato un vuoto che per la mia assistita non era possibile conoscere” ovvero il divieto di uso dei social, cosa che “non ha mai fatto invece con il cellulare di cui ben conosceva i limiti del possesso”.
Secondo il legale della difesa, la donna dovrebbe essere riaffidata alla cooperativa che le aveva trovato lavoro in una pizzeria in orario diurno, ma probabilmente troverà nuova occupazione per motivi di opportunità.

“Un provvedimento come la semilibertà – ha aggiunto Marazzita – va tolto solo per comportamento grave, la sentenza odierna riafferma quanto previsto dalla Costituzione ovvero che la pena è educativa e non punitiva”.

Mario Nascimbeni | 06/05/2016 | (Photo d’archive) | [cod doina]


ultime notizie venezia

Lascia un commento alla notizia che hai appena letto (nessuna registrazione necessaria)

Please enter your comment!
Please enter your name here