Il termine dignità è di derivazione latina: dignitas, derivato di dignus, degno, meritevole. L’uomo per la sua stessa natura umana si trova in una condizione di nobiltà ontologica e morale, possiede valore in quanto esiste come essere umano, unico e irripetibile.

Il valore della vita di ciascuno e il rispetto che le si deve è pertanto il fondamento della dignità umana. Il rispetto non prevede distinzioni di età, sesso, condizione economica e sociale. La dignità è un valore universale e assoluto, un principio etico su cui si fondano tutti gli altri valori.

Al giorno d’oggi ci troviamo di fronte ad un fenomeno paradossale: da un lato si assiste ad una quotidiana ed inesorabile violazione della dignità umana che si esplica attraverso violenze di ogni genere, sui bambini, sulle donne, all’interno delle famiglie, qui nel nostro Paese come dall’altro capo del mondo; dall’altro lato si sviluppano ovunque iniziative di varia natura che si fondano sulla difesa della dignità di ogni essere umano, dal concepimento alla morte.

In realtà il rispetto di ogni essere umano sembra non essere più un valore di «moda» e spesso accade che dietro a chi si batte in difesa dei diritti e della dignità di ciascuno, si nascondano persone che per prime non rispettano l’altro nella sua diversità.

L’aspetto fondamentale dovrebbe essere quello di saper riconoscere ciascuno la propria personale dignità e il proprio valore in quanto persona umana che deve imparare a rispettare prima di tutto se stesso; è a partire da questo riconoscimento che può maturare in ciascuna persona il rispetto per la dignità di ogni altro essere umano senza distinzioni di età, sesso, condizione fisica o posizione sociale.

Parlando di dignità non è possibile, però, rimanere su un piano prettamente teorico in quanto essa riguarda la vita quotidiana di ognuno, è legata all’azione, a comportamenti e atteggiamenti, così come al piano comunicativo. Ne consegue che solo un’educazione al rispetto della dignità umana, che abbracci l’intera vita dell’individuo, può costituire un fattore preventivo di discriminazioni, maltrattamenti e abusi verso la persona.

Solo un cambiamento di prospettiva può metterci nella giusta direzione per creare veramente un mondo in cui, oltre alla “cura”, si investa nella prevenzione dell’offesa alla dignità.

Perché parlare, nello specifico, di dignità della donna? Esiste forse una differenza sostanziale tra la dignità femminile e la dignità maschile? Non è questo il punto; non esiste alcuna differenza nel concetto di dignità umana e del rispetto dovuto ad ogni persona, esiste però una differenza nel modo in cui la donna viene considerata e trattata all’interno della società, e che ritroviamo come cornice in tutta la storia dell’umanità, con ulteriori distinzioni dovute alle diverse realtà culturali: il femminile subisce sempre l’attacco violento più forte.

Ciò che accomuna differenti Paesi e diverse culture è la volontà di dominio che molti uomini pretendono di avere ancora sulle donne, non accettando ribellioni e rifiuti. Le donne hanno dovuto lottare per conquistare i loro i diritti di esseri umani e, malgrado ciò, il destino del femminile rimane del tutto diverso rispetto a quello del maschile anche nella società attuale.

È possibile far luce su quali siano i presupposti su cui si fonda la discriminazione della donna e che stanno alla base di violenze psicologiche e fisiche?

A mio modo di vedere il punto di partenza è il mancato rispetto della dignità umana, che consiste nel non considerare la persona nella sua totalità, fatta di emozioni, bisogni, passioni, forza e debolezza, nella sua unicità che implica per forza di cose una diversità.

Dott.ssa Chiara Francesconi

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A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

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