Ciro Esposito spara a Ivano Gritti: sull'omicidio il sospetto dei colpi ai supermercati

Ciro Esposito ha sparato e ucciso Ivano Gritti. Questa sintesi soddisfa il bisogno di notizie che serpeggiava a Venezia da ieri notte, in una città che non è abituata a sparatorie o regolamenti di conti.

Due i colpi di pistola, uno andato a vuoto e l’altro a segno. Il proiettile sparato ad altezza uomo è entrato nell’occhio e si è conficcato nella testa di Ivano Gritti, 47 anni, pregiudicato veneziano. Per lui non c’è stato scampo.

Era circa l’1.20 di lunedì notte, in calle delle Chiovere, a due passi da San Rocco e davanti all’entrata della casa Ater occupata da Ciro Esposito, 49 anni, originario di Napoli, suo amico e da lunedì notte suo assassino. Forse al termine di un litigio per futili motivi.

Nelle foto su Facebook ora ci vengono mostrati abbracciati, in atteggiamento amichevole, ma qualcosa nel loro rapporto doveva essersi inesorabilmente guastato se la notte scorsa a Venezia Ciro Esposito, napoletano di 51 anni, è arrivato ad uccidere Ivano Gritti, 48 anni, scaricandogli contro due colpi di pistola.

L’episodio è accaduto davanti ai vicini, in una zona del centro storico a ridosso di Piazzale Roma fatta di vecchie casette basse di edilizia popolare divise da piccoli giardini.

Dopo aver discusso animatamente, Gritti ha bussato alla porta di Esposito gridando più volte “fammi entrare” e quest’ultimo, per tutta risposta, ha sparato con un’arma illegale con la matricola abrasa.

I Carabinieri sono intervenuti immediatamente: mentre i sanitari tentavano inutilmente di rianimare Gritti, hanno intavolata una trattativa per convincere Esposito, con precedenti per reati contro il patrimonio, alla resa.

Dopo lunghi momenti di tensione, l’uomo si è deciso ad aprire la porta e a farsi arrestare in flagranza di reato. Portato in caserma, ha fatto le prime ammissioni davanti al magistrato Patrizia Ciccarese ed è stato condotto in carcere.

I vicini sostengono che alla resa dei conti tra i due abbia partecipato anche una terza persona che è riuscita a far perdere le tracce prima dell’arrivo degli investigatori.

L’assassinio si inserirebbe in un contesto di degrado e, forse, di traffici illeciti. Esposito aveva occupato abusivamente l’abitazione in cui si trovava; Gritti, pregiudicato per spaccio, si era installato nella casa assegnata alla madre dopo aver lasciato la sua residenza della Giudecca.

“Si conoscevano da tempo – racconta una vicina – sembravano grandi amici, erano sempre assieme. Di notte si vedeva gente strana, tra cui vari minorenni, che entrava e usciva continuamente dalle loro porte”.

Non era la prima volta che li si sentiva litigare, sempre per questioni legati ai misteriosi ‘lavori’ che gestivano insieme.

Una delle piste seguite dagli investigatori per comprendere il movente del delitto porterebbe sino agli ultimi tre colpi a negozi e supermercati avvenuti in centro storico nelle ultime settimane.

A spaventare gli abitanti della zona era anche il pitbull che Esposito portava sempre con sé e che pare avesse già sbranato altri cani. “Da un anno – spiega una conoscente – girare la sera in questa parte di Venezia era più pericoloso, c’erano sempre brutte facce in giro”.


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