Biennale di Venezia 2017. Ecco la natura eccelsa di Daniele Bongiovanni

Come già noto, “Natura con Deus” dell’artista Daniele Bongiovanni, in mostra alla 57. edizione della Biennale di Venezia, è una composizione che parla apertamente di una ‘’natura’’ vissuta e pensata dall’uomo, ma allo stesso tempo esente da corpi artificiali ed estranei.

Con questo lavoro il pittore, artista de “La Marge”, mostra-gemellaggio, che promuove il dialogo tra i Paesi e le culture, ha dato vita ad un’opera di valore, sia tecnico che estetico, un’istallazione pittorica che non solo analizza il ‘’margine’’, in tutte le sue infinite possibilità di interpretazione poetiche-sociali, ma che si fa anche manifesto di uno dei fattori centrali dell’arte: la ricerca di una bellezza autentica e totalizzante.

Daniele Bongiovanni, l’universale possibile

Tutta la produzione pittorica di Bongiovanni è come uno specchio a più livelli: nitido, luminoso, positivamente scheggiato, nei punti che si ritiene debbano contenere le ferite e le trasformazioni provocate dal taglio del tempo. Enigmatico e contenitore di immagini dilatate o apparentemente liquide, lontane.

Il segreto dell’autore sta in un terzo occhio, vigile quanto analitico, che scruta e marca ogni piega, ogni orlo e luogo dell’argomento che verrà ogni volta rifatto e trascritto con la materia. La qualità sta in questo velocissimo sguardo, che riesce a vedere e captare, non solo la sua stessa memoria (visiva), ma anche i temi che noi stessi definiamo sociali, perché riconducibili ad un problema ampio, di tutti.

L’indagine qui presente è originale, incommensurabile, rivolta anche ad uno dei rischi a cui andiamo incontro ogni giorno, paradossalmente durante il nostro stato di saggio equilibrio quotidiano. Il rischio è quello di perdere il controllo su ciò che non va snaturato: il valore intrinseco.

Noi tutti, oggi, siamo in parte colpevoli di alcune invasive e fuorvianti innovazioni pressoché inutili, alienazioni linguistiche e visive che immobilizzano la comunicazione, i rapporti e l’evoluzione naturale del pensiero.

A volte questo mortifica la società, quanto l’estro e la crescita dell’individuo stesso. Basti pensare che ci sono studiosi, che affermano che l’utilizzo sfrenato delle tecnologie, solo per fare un esempio, che portano ad un abuso d’interpretazione delle cose sterile, aumenti il caso di una generazione assediata da milioni di immagini e informazioni false, che privano di una reale conoscenza della profondità del nostro ‘’Io’’.

Su questa linea Bongiovanni si fa avversario del subdolo fenomeno e con la sua mano torna alle radici, producendo un veicolo che si muove solo attraverso i valori primari: i sensi e l’intelligenza emotiva. Detto questo e soffermandoci solamente sulla ‘’forma’’ narrativa e filosofica di “Natura con Deus”, serie di trenta elementi, vediamo uno stato di grazia, almeno dell’arte; i ‘’paesaggi’’ purificati ed evanescenti, ci portano al di fuori di ciò che è consueto e meccanico, liberi da ogni problema, di fronte ad una ‘’vita’’ costruita lentamente, con un morbido fare pittorico, un carattere figurativo tra il verismo e il suo quasi opposto: l’informale, il sogno.

Numerose sono le visioni lucide, sono pianure mosse da un cielo bianco, stilema portante della pittura di Bongiovanni, che narrano di un luogo sicuro, non caratterizzato, non omologato alla nostra progressiva e abusata modernità.

Le opere, operazione di terra d’ombra naturale, azzurro velato, verde purissimo, oro, argento invecchiato e porpora, istallate in uno spazio di circa cinque metri, sono soffi penetranti, che in un ordine preciso, non casuale, evocano anche una sacralità nuova, universale.

Ovviamente i significati aumentano se si pensa alla volontà già citata dell’autore. Bongiovanni non imita il vero, crea.
Il suo Deus è materia specchiante che riflette sull’essere contemporaneo.

SHARE
A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

Lascia un commento alla notizia che hai appena letto (nessuna registrazione necessaria)

Please enter your comment!
Please enter your name here