vigile colpito da un pugno

I numeri son impietosi e descrivono bene i guasti prodotti dal blocco del turn-over, da pensionamenti sempre più lontani, e dal considerare i corpi di polizia come comuni operatori di pubblico impiego. L’articolo apparso domenica 5 marzo sul Gazzettino è lucido nell’analisi precisa della giornalista: agenti sempre più avanti con l’età a cui a Venezia si chiede di rincorrere venditori abusivi o magari scippatori e ladri spesso ventenni e prestanti fisicamente. Ovvio che i delinquenti non abbiano più paura di affrontare lo scontro fisico facendo – cosa più grave – venire meno il rispetto stesso per la divisa.

La polizia ha 370 agenti e l’età media è di 51 anni «Dura rincorrere gli abusivi». Di Monica Andolfatto

Guardie e ladri? Vincono i secondi per prestanza.
Questione di anagrafe. E non solo. Delinquenti sempre più giovani e pronti allo scontro fisico. Agenti sempre più agé e a volte demotivati per stipendi, risorse a disposizione e prospettive di crescita professionale.

È la fotografia che i sindacati scattano della polizia in Veneto, più che impietosa, realistica: circa 5.300 operatori suddivisi nelle questure delle sette province con un’età media che si aggira attorno ai 47 anni.

«E ci sono punte che sfiorano i 50 nei capoluoghi più piccoli, come Belluno e Treviso – attacca Fabio Malaspina, segretario veneto del Silp/Cgil – dove il ricambio di personale annuale di fatto non c’è al contrario di Venezia, Padova e Verona, dove si scende ai 42/43 anni però con impieghi operativi maggiori. Quello del progressivo invecchiamento degli operatori è un dato trasversale non solo a Volanti, Mobile, Digos, Ufficio immigrazione, bensì a tutte le specialità, comprendendo quindi anche Stradale, Polfer, polizia di Frontiera che svolgono ruoli di front office e di controllo del territorio».

Il dito è puntato contro il blocco del turn-over, la paralisi della mobilità interna, la chiusura delle scuole di formazione, il continuo smantellamento di servizi: sotto accusa finisce quindi la politica di continuo disinvestimento in materia di sicurezza trasversale ai diversi governi.

Così ci si trova di fronte all’ossimoro di definire giovane l’agente trentenne che fa il suo primo ingresso in polizia dopo assere transitato nei ruoli dell’esercito. «Fino agli anni Novanta – spiega Francesco Lipari, segretario regionale aggiunto del Coisp – potevi arruolarti appena maggiorenne. Ora invece entri con dieci anni di più sulle spalle con la prospettiva di dover portare la divisa per 40 anni prima di poter andare in pensione alla soglia dei 70. Il tutto calato in un contesto di lavoro usurante per stress e turnistica, carichi».

A parlare sono le statistiche con l’esplosione di malattie professionali: infarti, collassi, ipertensione, burn-out. E morti. «Dall’inizio dell’anno – sottolinea Malaspina – in Veneto contiamo purtroppo già 4 decessi, due suicidi e due per malori, uno era appena smontato dal turno di notte».

Per correre ai ripari il capo della polizia, Franco Gabrielli, ha disposto lo screening sanitario obbligatorio per chi ha dai 50 anni in su.

Ma se i poliziotti piangono i vigili urbani non ridono. Specie quelli in laguna. Se ne è parlato in un recente convegno a seguito dell’approvazione del decreto sulla sicurezza urbana, organizzato a Mestre dall’Anvu, associazione professionale della polizia locale d’Italia che raccoglie 7mila operatori.

«I vigili in Veneto sono circa 2.300 – spiega il presidente nazionale di Anvu, Nicola Salvato – e a Venezia 370: il più giovane ha 29 anni, il più anziano 64 anni… (l’articolo completo su Il Gazzettino del 05/03/2017).


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